RECENSIONE “ECOVANAVOCE”

[Di Marinella Landi]

Ecovanavoce è un mediometraggio diretto da Tommaso Urciuolo e scritto da Marco Sommella, Mario Rotili e Carmine Ranaldo. E’ un viaggio misterioso che del mistero fa un suo punto di forza nonostante la pellicola scorra lentamente senza regalare particolare azione e questo rimane, insieme alla mancanza di dialoghi che nel contesto potrebbe appesantire,  il punto debole di questo lavoro che rischia, a lungo andare, di annoiare uno spettatore disattento e svogliato che potrebbe aspettarsi di più.

E’ una pioggia battente quella che apre il film in un contesto notturno e fin da subito orientato verso l’affanno e l’incomprensione. Un uomo – ottimamente interpretato da Fabrizio Ferracane – si risveglia in un luogo a lui (apparentemente) sconosciuto, senza sapere cosa ci faccia o come ci sia arrivato. Ed è in un contesto desolato e fatiscente che proseguirà la storia e la disperata ricerca di qualunque risposta possa aiutare il protagonista a ritrovare “se stesso” e a dare un senso a tutto. Un senso, una spiegazione che la pellicola non dà, per lo meno non fino in fondo, lasciando libera l’interpretazione di chi guarda.

E così, all’interno di una location suggestiva e a tratti cupa si assiste al tentativo di Ferracane di sapere e tra case ridotte a ruderi, pareti prive di una forma e una vegetazione lasciata crescere incontrollata, seguiamo il protagonista all’interno di stanze semivuote e distrutte che gli forniranno dei preziosi indizi e faranno crescere in lui la disperazione per qualcosa che apprenderà lentamente insieme ai vaghi ricordi di un passato dimenticato o semplicemente della sua vita e infine gli sarà tutto più chiaro.

Una linea sottile quella che separa la realtà dall’immaginazione, ma anche quella di una presunta stabilità mentale dall’orlo della follia, la stessa che sembra cogliere in maniera discreta il protagonista man mano che si addentra nella desolazione del paesino fantasma che lo porterà davanti al proprio “Io” e ad una scelta.

Le musiche, composte da Adriano Aponte, vengono ottimamente coinvolte nel contesto e si alternano a sequenze di totale silenzio, se non per il rumore provocato dalle macerie calpestate,  diventando quasi ossigeno. Buona la fotografia che rende tutto più cupo e oppressivo.

Nonostante la lentezza che per alcuni potrebbe facilmente tramutarsi in pesantezza, Ecovanavoce si presenta curato, anche nei minimi dettagli e, in base a come lo si guarda, riesce ad essere efficace e riflessivo. Un lavoro profondo che volutamente racconta molto più di quanto mette in scena.

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview