RECENSIONE “DARK WATERS”

[Di Joel Pagini]

Titolo: Dark Waters aka Dead Waters

Regia: Mariano Baino

Anno: 1993

Dark Waters, conosciuto anche come Dead Waters, non è il nome della famosa ghost story orientale ne il nome del suo remake americano, molti anni prima di loro, infatti, veniva girato questo misconosciuto, almeno in Italia, film horror di Mariano Baino, regista che, dopo questo lungometraggio, non si è più cimentato come regista, apparte un cortometraggio chiamato “Never after never”.

La sua scelta è probabilmente da attribuirsi allo scarso successo commerciale del film, che però col tempo (e all’estero) ha conquistato una certa fama, viste le edizioni in DVD di prestigio distribuite in Germania ed USA. Fallimento commerciale, appunto, perchè Dark Waters (useremo il suo nome più noto) qualitativamente riserva più di una bella sorpresa.

La trama è di chiara ispirazione Lovecraftiana, sebbene non si rifaccia a nessun racconto preciso del Maestro di Providence, ma la setta situata su un isola rocciosa in mezzo al nulla, il culto di creature marine antiche e potenti, oltre all’ambientazione umida e macilenta non possono non riportare alla mente racconti quali “Dagon” o “La maschera di Innsmouth”.

La bellezza del film è anche il suo più grande difetto, ossia lo stile molto particolare che basa tutto sulle suggestioni visive e sull’atmosfera creata dall’alchimia che si crea tra musiche, effetti sonori, ambientazioni e personaggi, in tutto questo la trama passa quasi in secondo piano, lasciando lo spettatore abbandonato alla magia del film.

Attenzione, non stò dicendo che la trama presenta dei buchi o è fatta male, ma solo che è ridotta all’osso, ci viene dato si qualche indizio e qualche accenno di cosa stà succedendo, ma poi veniamo abbandonati a noi stessi e dovremo seguire gli sviluppi del film solo in base a quanto accade sullo schermo e senza troppe spiegazioni, visto che anche i dialoghi sono merce rara nel film.

Non nego che, con una maggiore cura della storia, il film avrebbe avuto una marcia in più, sopratutto perchè le suggestioni visive e l’atmosfera subisce, di tanto in tanto, un calo, ed è proprio in questi momenti che una maggiore cura della trama avrebbe reso il tutto più interessante, meno monotono, certo però è che quest’opera più unica che rara di Mariano Baino, mostra che il regista aveva (o ha?) un grande potenziale, visto che riesce a creare un atmosfera magica, quasi onirica direi, che, a ben vedere, è una delle caratteristiche più rare da trovare nel mondo del cinema horror.

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