RECENSIONE “INHUMANE RESOURCES”

[Di Marco Valtriani]

Vista come una “cyborg story”, questa vicenda raffigura l’indifferenza verso i valori puri della sana competizione, violati per il successo in azienda. Il finale inacidisce le impressioni che, fin dalla prima inquadratura, lasciano lo spettatore in uno stato confusionario, in cui non capisce bene dove si trovi, cosa stia vedendo, soprattutto, cosa stia accadendo. Tutto il corto, finale a parte, sferra colpi di violenza, misti però a tocchi di dolcezza che colpiscono. Il finale svela il perché della storia , è quindi rivelatore facendo apparire le intenzioni critiche del tema: la classica visione dello “squalo” d’azienda che non si ferma davanti a nulla, pur di avere successo.

Le interpretazioni sono decisamente convincenti, riuscendo a rendere la situazione, di per se surreale, come un qualcosa che stia accadendo veramente. Gli attori contrastano (nel bene) con una regia (Michele Pastrello, il quale cura anche la sceneggiatura, il montaggio e il compositing) che mostra angolazioni oblique o contre-plongeè perpendicolari (per intenderci uno sguardo verso l’alto perpendicolare al suolo); l’occhio della cinepresa gioca in continuazione tra un immagine trasparente, e l’uso di doppi piani (uno trasparente , l’altro sfocato) in cui i personaggi vengono messi in evidenza nelle situazioni di maggior intensità.

Il montaggio riesce benissimo nel rendere l’inseguimento, elemento centrale (d’altronde lo scalatore d’azienda insegue pur qualcosa…invano?), creando tensione nello spettatore, che ricordiamocelo è assolutamente spaesato. Dopodiché l’editing rispetta un certo ordine, dando i tempi giusti allo svelamento finale. Anche la fotografia ( Mattia Gri ) risulta coerente con il tema, suggellando la buona fattura del film. Si tratta di una pellicola pulita fino all’eccesso, che rende la situazione talmente limpida da sembrare al di fuori della realtà,  per sfociare poi nel bianco invadente del magazzino, luogo dello scontro finale, denotando ancora di più sfumature di ben riuscito surrealismo .

Degna di nota l’ultima inquadratura in cui il capo d’azienda guarda in macchina , come a dire… “il prossimo sei tu!”, oppure… “siete tutti coinvolti!”, a seconda delle interpretazioni. 

Di sicuro un buon corto che per venti minuti non annoia, anzi rapisce e nel finale fa riflettere, pure se il tema è effettivamente ampiamente indagato, anche se, è vero comunque che questo film lo fa in una maniera del tutto originale.

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