RECENSIONE “BETANIA”

[Di M. Landi]

Betania è un cortometraggio di 25 min. ca del 2010 diretto dall’effettista Andrea Giomaro.

Personalmente sono rimasta molto colpita da questa visione e la prima cosa che ho pensato alla fine è stata che una serie, anche mini, ci starebbe proprio bene, e questo pare fosse l’intento iniziale di Betania, nato come puntata pilota di una storia che si sarebbe dovuta sviluppare oltre con i suoi personaggi.

Betania è una metafora di quello che la mente a volte cela e con il quale non è sempre facile rapportarsi e di conseguenza, vincere, ma è anche una storia di morti viventi, di un paesino sperduto che ne racchiude i corpi ormai putridi, anche se, quello con cui ci si scontra non sono i soliti zombie. I morti viventi di Betania sono “uno spazio vuoto, ma pur sempre uno spazio…”

Betania racconta di Serena (Sonia Caselli), un apparente medico legale, che si reca nel paese della sua infanzia (Betania) per la morte del nonno. Incontrerà in primis il parroco del paese (Mauro Pagnottella), una figura ambigua che dà subito l’idea di colui che sa, e durante il funerale, Lucio (Frederick Livi), il classico ragazzo, ormai uomo, che non ha saputo, voluto e forse potuto  lasciare un piccolo paese senza prospettive e la quale vita, ormai rassegnata, va avanti sempre nello stesso modo. Ma Betania si presenta misterioso e sinistro e le sussurra cose strane, ma probabilmente è sempre stato così… o forse Betania non esiste e non si trova realmente su quel terreno umido…

Andrea Giomaro confeziona un lavoro di buona fattura e il tutto richiama e si intona a perfezione con ogni gesto, ogni singolo movimento. La scelta della fotografia sull’ocra, a tratti quasi in bianco e nero con rilevanza di colore per alcuni dettagli, le inquadrature e le angolazioni creano un contesto avvolgente e sinistro, così come la coltre di nebbia che accompagna una Serena distaccata e fredda, come fredda appare la stanza dell’obitorio in cui la vediamo alle prese con una strana autopsia. I personaggi, nonostante la breve durata, sono ben definiti e caratterialmente marcati, oltre ad essere ben interpretati. Gli effetti speciali, non eccessivi e creati dallo stesso Andrea con Valter Casotto come assistente, sono ben realizzati. Un plauso, a mio parere, va anche alle musiche, create da Sabrina Bursi in collaborazione con gli Crownheads, che dall’inizio alla fine si muovono in maniera coerente con l’intera trama e una Serena sempre più “persa”.

Se Betania prendesse un giorno la strada pensata all’inzio, quindi gli venisse data la possibilità di diventare un progetto più ampio, mantenendo però gli stessi canoni, diventerebbe sicuramente una delle mie serie preferite!

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