RECENSIONE “UNA VITA NEL MISTERO”

[Di Marco Valtriani]

Dramma religioso che racconta le vicende (ispirate a una storia vera) di un uomo “prescelto” per vedere sentire e percepire la vicinanza a ciò che lui sente divino, una mano che guida il destino. Miracolato, il film mostra come questa sua “capacità” si sia fatta viva, e come abbia cambiato la sua vita.

Il regista (Stefano Simone) espone in una maniera che sinceramente non intrattiene a dovere lo spettatore, che per un montaggio molto molto lento, una recitazione forzata, e dei dialoghi un po’ scontati, si sente angosciato nell’assistere alle vicende. La sensazione alla fine del film è liberatoria per via dell’eccessivo insistere su elementi ripetuti. Nulla cambia effettivamente, le vicende si svolgono per un’ora e mezza negli stessi luoghi e con un unico personaggio, questo, come viene sviluppato in questo film, ossia con un eccessiva insistenza e con inquadrature superflue, determina agli occhi dello spettatore la cosiddetta frustrazione cinematografica da noia. Fattore sul quale pesa anche una musica monotematica, che se effettivamente è coerente con l’amalgama della storia, in alcuni momenti risulta poco incisiva e già sentita. Nondimeno la fotografia , la quale più volte viene poco considerata dal regista , che la lascia errare con esposizioni troppo alte che bruciano la luce, o bianchi male bilanciati che appesantiscono l’immagine, o viceversa la alleggeriscono eccessivamente, e tutto questo senza motivazioni narrative.

Il buono di questo film riguarda sicuramente le sequenze oniriche, che realizzate con buoni e semplici ma efficaci effetti speciali, regalano , grazie ad un montaggio e a una fotografia che qui si riscattano, dei bei momenti per lo spettatore , che qui, ma solo qui, si sente appagato.
Sommariamente ne risulta un prodotto stilisticamente non coerente , per via dell’alternanza tra momenti di buona scrittura cinematografica a momenti in cui la scrittura appare decisamente amatoriale.

Come detto la regia ha buoni picchi creativi, ma Simone dovrebbe lavorare  sulla precisione e l’organicità compositiva, e assolutamente sulla ritmica narrativa.

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