“HYDE’S SECRET NIGHTMARE” IN ESCLUSIVA IL NUOVO TEASER

[Di Stefano Cavalli]

E’ in arrivo l’ultima fatica di Domiziano Cristopharo, regista quanto mai controverso e modernissimo, che i lettori di “Non Solo Gor3” hanno imparato a conoscere. Il film si chiama “Hyde’s Secret Nightmare”, un titolo che in sé racchiude l’incubo vero dell’aids (la cui assonanza è fortemente voluta) mascherato sotto le vesti di racconto favolistico. In occasione di poter gustarci questa nuova opera vi omaggiamo dell’esclusivo teaser trailer (di cui ringraziamo lo stesso Domiziano) e di una succulenta intervista allo staff artistico e produttivo.

Le impressioni? Prorompente fisicità mostrata, estetica dell’immagine e del corpo, riscoperta di un’identità in cui il sesso si propone come tangibile prova di essa ed un crescendo musicale in cui la storia si promette di mostrarsi nel suo essere (de)genere, senza compromessi e, al contempo, carica di ambiguità, in un mix di energia animalesca, che ci giura di riportarci alle origini del nostro essere.  

TEASER TRAILER

 

Di seguito le interviste al cast produttivo/artistico:

Domiziano Cristopharo

[S.C.] – Sin dagli albori la storia del cinema si è interrogata sul cosa fosse “filmabile” e sul come “filmarlo”. Secondo la tua opinione, quand’è che si passa la soglia fra la provocazione necessaria e la necessità della provocazione?

[D.C.] – Onestamente credo sia la stessa cosa. Se la provocazione è necessaria, c’è un momento storico e culturale a richiederla… o non se ne sentirebbe il bisogno. Se c’è necessità di provocare, la risposta è la stessa. E’ sintomo che quel che c’è non soddisfa. Io infatti cerco di contrastare la grande repressione culturale e bigottamente moralista che invade il nostro paese. Se vivessi in Olanda ad esempio, non credo che qualcuno si scandalizzerebbe per i miei film e contenuti. Come non si Scandalizzano infatti in Usa, Francia etc. Finchè qui gridiamo allo scandalo per una pornostar in lingerie sui manifesti, credo che il mio lavoro e la mia voglia di provocare sia un necessario contributo alla società.

[S.C.] – Quanto più un film non è allineato con gli standard paratelevisivi, maggiore è la difficoltà di raggiungere una regolare distribuzione in sala. E’ solo paura e pigrizia da parte di distributori e/o spettatori o c’è dell’altro?

[D.C.] – Gli spettatori non han mai colpa. Purtroppo abbiamo un pubblico silente e silenziato dai media, dai distributori stessi che sono la rovina del cinema italiano. Non han cultura e pensano che il pubblico sia come loro… sono convinti che sia la gente a VOLERE quella spazzatura quando mi sembra che registi NON commerciali come Lynch, Trier etc siano sempre molto seguiti anche qui. Quando presenti un horror poi ti dicono che “non c’è mercato” ma se apri i giornali il 70% delle sale proietta solo film horror… abbiamo avuto il boom di film di ogni dove (Rec, Lasciami Entrare, Descent, Buried, Grudge, TUTTI i sequel e remale americani) ma stranamente l’unica che non produce ed esporta è l’italia.

Roberta Gemma

[S.C.] – In che misura, secondo te, l’accettazione della propria identità “fisica” (e quindi “esteriore”) influisce su quella “interiore”?

[R.G.] – Non saprei bene cosa rispondere. Mi rifaccio a Sant’Agostino che è citato spesso in HYDE: Il modo in cui lo spirito è unito al corpo non può essere compreso dall’uomo, e tuttavia in questa unione consiste l’uomo.

[S.C.] – Quanto e come, nell’interpretazione in questo film, sei stata diretta da Domiziano?

[R.G.] – E’ stata una esperienza diversa dalle solite. Ci siamo molto abbandonati al caso e al divertimento. Infatti il mio personaggio è anche molto ironico nel
film, nonostante le cose atroci che combino!

Angelo Campus

[S.C.] – Qual’è il percorso produttivo che porta alla realizzazione di un film come “Hyde’s Secret Nightmare” ?

[A.C.] – Decisamente un processo atipico rispetto agli standards di produzione di un normale film di circuito:  Un’interessante idea da realizzare – La genialità di Domiziano – pochi soldi – tanta energia creativa – molto coraggio e pazienza in fase di post produzione.   Il cinema di Domiziano Cristopharo ha uno stile tutto suo, inimitalibile. Unico nel suo genere per la capacita’ di reinventarsi pur non appartenendo a nessuna delle mode correnti. Al di là di ogni ordinaria percezione spazio-temporale si viene letteralmente ingoiati dalle tempeste creative di questo giovane e stramilianate Regista. Nel caso specifico di HSN assistiamo al lavoro di un genio creativo, un’esplosione stilistica modellata non solo sulla lavorazione del film e sull’attore, ma su ogni apporto tecnico ed umano sul set. Il risultato é una personalissima estetica cinematografica

La produzione di un film come HSN ha bisogno di questo, diversamente non sarebbe realizzabile, o meglio, non avrebbe tutte quelle peculiarità, quelle
nevrosi, quei toni … che ne fanno un capolavoro.

[S.C.] – Attore e produttore, fatto per te “solito” nei film di Domiziano. Qual’è il tuo contributo per il mantenimento di una linea stilistica e narrativa coerente?

[A.C.] – L’impura  arte creativa “Cristophariana” é talmente ricca e complessa, che un contributo stilistico diretto sarebbe superfluo. La natura artistica di Domiziano é, in effetti, gia’ di per se’ naturalmente e volutamente contaminabile. Domiziano inquadra gli umori, le sensazioni e le nevrosi “dell’altra normalità” (quella insomma che l’individuo tiene ben nascosta nel suo intimo) e poi ,  abilmente compone colori, ombre e luci dando forma e corpo al “dolore” . Il dolore, certo. Da quello ruvidamente fisico a quello psicologico del suo HSN. Il dolore padre di tutte e sensazioni. Quello stesso mio dolore che, sul set di HSN, quando giravo la scena del Demonio (di cui sono interprete) si é amalgamato con i dolori e le sensazioni degli altri attori. Ci si potrebbe scrivere un libro sul PATHOS che si crea sui set dei film di Domiziano Cristopharo, e sulla coerenza stilistico-narrativa  “multilivello”  che ne deriva.

Attore e produttore, sì certo, ma non perchè “fatto per te”. La voglia di sperimentare che cosa significa essere “contaminante” in una lavorazione di Domiziano era troppo allettante per non farne parte.

Giovanna Nocetti

[S.C.] – Tanta musica e tanto teatro nella tua carriera. Quanto e come queste due esperienze hanno influenzato il tuo approccio recitativo in “Hyde’s Secret Nightmare”?

[G.N.] –   Chi canta sa bene di non appartenersi, ed è per questo, che l’esperienza canora e teatrale mi ha insegnato ad appartenere a ciò che avviene nell’istante che mi pongo sulla scena o davanti ad una macchina da presa. In questa esperienza cinematografica, ho seguito le direttive del regista che ha saputo cogliere la parte più naif della mia recitazione. Il mio intento era quello di appartenere al personaggio che rappresentavo e se la scena  è stata credibile, il risultato per me è stato ottimo.

[S.C.] – La “duplicità” di Jekyll ci riporta alla complessità e all’eterogeneità del nostro spirito. Quello di Giovanna Nocetti, a quale forma artistica sente di appartenere maggiormente? 

[G.N.] – Tutti gli artisti appartengono alla stirpe di Giano, due facce, due personalità, due modi di vivere l’arte e la vita. Io amo cantare e nello stesso tempo amo esibirmi dietro ad una cinepresa, ma, se dovessi essere costretta a scegliere, sceglierei la cinepresa, mi affascina inventare un modo nuovo di essere, di inventarmi vamp, megera, padrona o imperatrice. Ecco, mille modi di essere attrice.

alvia reale

[S.C.] – In che modo si riesce (se ci si riesce) a creare l’alchimia giusta fra attori dalla lunga militanza nell’hard con attori che, invece, la “gavetta” l’hanno fatta in teatro?

[A.R.] – ..se avessi potuto incontrare gli attori hard! purtroppo io mi sono esibita “in solitario”

[S.C.] – Che “Madre” è Alvia Reale nel film?

[A.R.] – un madre che è un ricordo luminoso. incorporeo. ognuno può immaginare la “sua” madre…

Claudio Zanelli

[S.C.] – Nel film tu interpreti il ruolo del Dr Jekyll e Roberta Gemma quello di Mr Hyde. In che misura pensi, nella società contemporanea, sia “repressa” la nostra duplicità sessuale (oltreché morale)?

[C.Z.] – Ancora troppo. Secoli e secoli di tradizioni e condotte morali basate sui modelli religiosi hanno indotto le persone ad essere represse ed introverse non solo sessualmente, ma anche in altri ambiti della loro vita. Penso che anno dopo anno ci stiamo sempre di più liberando dalle catene mentali che una volta ci erano fermamente imposte. Arriveremo nel futuro (lo spero almeno) dove le scelte sessuali, come tutte le altre scelte, non saranno più soggetto di discriminazione sociale.
Dove la bisessualità e la capacità di adattamento in qualunque ambito sessuale e non verrà vista come il prossimo step evolutivo del genere umano.

[S.C.] – L’horror che ingloba l’hard. Qual’è o quali sono, secondo te, i punti di contatto fra i due “generi”?

[C.Z.] – Sia l’horror che la pornografia sono strumenti di soddisfazioni per gli impulsi interiori dell’uomo. L’unica differenza fra di loro è che soddisfano due facce diverse della stessa medaglia. Mentre l’hard soddisfa l’EROS la nostra energia vitale guidata dall’impulso sessuale, come diceva Freud, l’horror soddisfa il THANATOS, la nostra energia distruttiva, la parte oscura di noi.
Sono quindi tanto simili quanto complementari.
La cosa divertente, se ci si pensa, è che l’horror genere socialmente “accettato” è cio che soddisfa la nostra voglia di male e di distruzione, mentre l’hard, da sempre motivo di sdegno e vergogna, è ciò che soddisfa il nostro desiderio sessuale e in certo qualmodo la nostra voglia costruttiva di amare e sentirci amati.

Francesco Malcom

[S.C.] – Secondo quanto scritto su Wikipedia su di te “il fascino del bravo ragazzo dal viso pulito faceva la differenza tra lui e gli altri attori a cavallo tra gli anni ’90 ad oggi [...]”. Questo, in un certo senso, si ricollega al ruolo de “Il timido poliziotto” che Domiziano ti ha riservato. Cosa può dirci a proposito di questo personaggio?

[F.M.] – Quello che dici è vero. anzi, rilancio: il viso da collegiale nel porno è stata una novità all’epoca e fece la differenza nei film porno anni ’90, perché dava la possibilità alle sceneggiature di evolversi e stimolò i registi a creare situazioni originali e nuovi ruoli, rispetto a quello classico del macho alla rocco o alla robert malone per intenderci… personalmente questa novità è stata una svolta lavorativa per me e (si può senz’altro affermare che) ho “goduto” del fatto che le suddette produzioni (quelle con belle storie e grossi nomi nel cast) mi si contendevano letteralmente.
oggi come oggi, a quarant’anni suonati, da quando qualche anno fa ho abbandonato i set hard per dedicarmi ai film “tradizionali”, cerco per quanto possibile di caratterizzare i miei personaggi in modo differente, essendo caduta l’esigenza un tempo necessaria, di interpretare ancora il collegiale, poiché ero l’unico ad avere quel fisique du role…

[S.C.] – In che modo sei stato coinvolto nella produzione di questo film?

[F.M.] – fare l’attore è un lavoro, ma è prima di tutto una passione per me! ho conosciuto Domiziano a progetto già avanzato e quando mi ha proposto di parteciparvi con un cameo, io ho accettato subito poiché avevo già in mente come recitare le battute del “timido poliziotto”, divertendomi un mondo ad imitare semplicemente il mio amico sceneggiatore Daniele Rutigliano, col quale ho scritto con lui già due sceneggiature (una commedia ed un horror).

 

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