RECENSIONE “L’ARRIVO DI WANG”

[Di Marco Valtriani]

Vero film che porta onore al panorama del cinema indipendente italiano. I vari aspetti compositivi sono tutti  ben calibrati per arrivare fino alla maestria dei Manetti bros nei frangenti registico, narrativo e comunicativo. Quest’ultimo aspetto è reso evidente dall’uso di uno sguardo della macchina da presa che vive in più occasioni di vita propria, un terzo punto di vista che vuole raccontare, mentre la protagonista Gaia ( una brava Francesca Cuttica) incarna le istanze dello spettatore che ignaro di tutto quello che sta accadendo vive con trepidazione la vicenda. Diverso il punto di vista di chi sa qualcosa di più, ma necessita di colmare le sue lacune . Da qui il film si sviluppa intorno a un interrogatorio dell’investigatore Curti ( un Ennio Fantastichini da premio) verso una creatura (ideata da Maurizio Memoli ed interpretata da Li Yong), che agli occhi di Gaia appare assolutamente innocente , ma per buona volontà  drammatica non ne è così certo lo spettatore. Anche perché il film è ricco di elementi che intensificano il mistero della vicenda e il dubbio su quale sia la verità (svelata nel finale), in primis Amounike (Juliet Esey Joseph), altro punto di vista, che oltre a confondere lo spettatore , confonde irrimediabilmente anche Gaia, questo avrà soluzioni disastrose, che porteranno la protagonista alla sua fallibilità e alla sua condanna dall’istanza enunciatrice della narrazione, col risultato che lo spettatore, che per  tutto il film aveva simpatizzato con lei, improvvisamente la colpevolizza per la sua responsabilità nella tragedia.
L’aspetto narrativo è ben costruito nella sceneggiatura che si divide bene nei tre atti canonici, ma ben delineati, in cui il climax tensivo rappresenta l’arrivo del percorso circolare che la sequenza iniziale aveva preannunciato. Ogni atto ha la sua ragione di esistere ed è concluso e allo stesso tempo legato agli altri. I flashback riescono a colmare  gli elementi mancanti per la comprensione della storia ma sono ben inseriti riuscendo anche a mescolarsi con oggettive irreali , come nell’immagine in grandangolo del Curti che  interroga con violenza Wang.

Eleganti ed estremamente realistici gli effetti visivi digitali della “Palantir digital media” (nulla da invidiare ai costosissimi effetti hollywoodiani), buona, anche se abbastanza classicheggiante la fotografia di Alessandro Chiodo, mentre il montaggio (Federico Maria Maneschi) riesce ad essere elemento che mescola benissimo le immagini di questa vicenda  senza tradirne la drammaticità e la tensione thriller, anche se forse su quest’ultimo aspetto si poteva fare di più.

il film è assolutamente da vedere: non capita tutti i giorni di vedere film italiani con una così buona fattura, che raccontino una storia accattivante, originale , tensiva, insomma tutti fattori che rendono la spettacolarità del finale come una vera ciliegina sulla torta che non bisogna per nessun motivo perdersi. Quindi … buona visione!

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview