RECENSIONE “I 3 VOLTI DEL TERRORE”

[Di Joel Pagini]

Quello di Sergio Stivaletti è un nome che tutti conoscono nell’ambito del cinema dell’orrore italiano, non certo però per i suoi film quanto per i suoi effetti speciali. Stivaletti, infatti, è un po’ il Tom Savini italiano, responsabile degli SFX e del trucco di svariate pellicole di Dario Argento e Laberto Bava, che ha però lavorato anche fuori dal circuito horror, come ad esempio in Nirvana di Salvatores.
Come regista, però, le sue opere sono ben poche, due soli lungometraggi e due corti.

I tre volti del terrore è, per la precisione, il suo secondo film, che già dal titolo fa capire dove andrà a parare: il film è una pellicola horror ad episodi totalmente slegati fra loro ma tutti narrati dallo stesso personaggio, che come un anfitrione ci conduce attraverso i racconti.
Impossibile non rimandare alla mente il film di Mario Bava, “I tre volti della Paura”, anch’esso horror ad episodi, ma se varchiamo i confini della nostra patria notiamo che film del genere hanno, col tempo, imperversato riscuotendo risultati più o meno buoni: pensiamo ai Creepshow, a Bodybags o anche al film sulla serie “Ai confini della realtà”.

Stivaletti, quindi, si getta su un terreno già lastricato e, dalle trame che compongono i suoi episodi, è evidente come le idee nuove scarseggino (oppure non siano state ricercate volutamente?)

Il primo episodio narra di un manufatto antico che porta con se la maledizione della licantropia, il secondo episodio parla di un chirurgo estetico folle che fa sanguinosi esperimenti con i suoi pazienti, mentre il terzo di una creatura mostruosa che abita un lago.

Roba già vista, insomma.

Purtroppo Stivaletti in questo film ci conferma si di essere un ottimo creatore di effetti speciali, ma di avere assai meno dimestichezza dietro alla videocamera: la regia non ha particolari guizzi e anzi ricorda da vicino molti TV movie o serie italiane, finendo per essere piatta ed anonima, non aiutata da una fotografia poco brillante.
La recitazione va di pari passo e spesso la sensazione di vedere, non delle persone che VIVONO ciò che vediamo ma bensì degli attori che, semplicemente, lo INTERPRETANO è forte, anche a causa di un doppiaggio italiano affatto buono.

La narrazione, poi, presenta un gravissimo errore, e cioè quello di interrompere ogni singolo episodio a pochi minuti dalla fine, per essere poi ripreso nel finale del film, quando tutti e tre le conclusioni delle storie saranno mostrate a ruota. Che senso ha tutto questo? La tensione, già poca, presente nei racconti viene annullata visto che viene a mancare il climax, e di contro ci sarà ben poca curiosità da parte dello spettatore, visto che le tre storie sono si inconcluse ma piuttosto banali e facilmente prevedibili nell’esito.

Di buono restano gli SFX, come già detto, che però si mostrano non all’altezza nel campo della CG del terzo episodio, paragonabile agli effetti grafici delle serie TV americane anni ’90.

Stivaletti è bravissimo come mago dell’effetto speciale, ma come regista qui dimostra di non saper proprio come portare avanti una storia.

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