INTERVISTA A LUCA MURRI

 [Di Marinella Landi]

Oggi vi proponiamo l’intervista del giovane Luca Murri che ci parlerà del suo esordio alla regia con Cierresse.

[M.L.] – Ciao Luca, direi di partire con quello che è il tuo esordio alla regia, ovvero “Cierresse”, cortometraggio preparato per il 48hfilmfestival  di Roma 2011, dove ha vinto il premio del pubblico, e che attualmente è in concorso per i David di Donatello. Vuoi spiegare com’è nato Cierresse?

[L.M.] – Cierresse nasce dalla partecipazione ad un festival specifico, il 48 hour film project di Roma appunto. Il Festival ha una caratteristica particolarissima: realizzare un cortometraggio dall’ideazione alla finalizzazione in sole 48 ore dalla consegna. Una vera sfida che, come spesso accade in queste situazioni, riesce anche a donare una concentrazione assoluta, veramente molto rara. Come se questo non bastasse, il concorso, prima del “via”, dà ad ogni gruppo concorrente tre elementi comuni a tutti (una battuta, un oggetto e un personaggio) che devono per forza essere messi all’interno del film. Viene assegnato, inoltre, anche un genere di riferimento, a cui attenersi. Gli elementi proposti erano: “questo è un treno che non va perso”, per quanto riguarda la battuta da utilizzare; un “cappello di Babbo Natale” come oggetto di scena; e un personaggio che doveva chiamarsi Nicola o Nicoletta Pianta e fare il cuoco. Come genere, a noi è capitato quello dei Super-eroi.

[M.L.] – Cierresse, come tutti i lavori presentati al  48hfilmfestival, è stato preparato in un weekend (48 ore), un tempo ragionevolmente molto limitato, quanto ha influito questo sullo sviluppo della storia?

[L.M.] – Sicuramente molto. Quando hai cosi poco tempo il problema non è il fermento creativo (anzi vista l’adrenalina di quello c’è n’è fin troppo), quanto il saper riconoscere e incanalare gli impulsi giusti senza perdersi nelle suggestioni sbagliate o semplicemente deboli. In questo caso avendo un genere assegnato come ‘’Supereroi’’ ci siamo sforzati di tirar fuori un racconto senza effetti speciali (perché anche volendo non avevamo il tempo per realizzarli a dovere) ma con un contenuto non banale e inaspettato.
Dopo diversi discorsi ci siamo accorti che la condizione dei supereroi ricorda quella di qualsiasi persona si trovi ad avere delle difficoltà. Perché i supereroi, cosa sono, in fondo? Uomini diversi, condannati ad essere migliori. Proprio come le persone che hanno qualsiasi tipo di difficoltà.
E questa riflessione più o meno inconscia ci ha portato a riflettere sulle condizioni dei pazienti di un centro di igiene mentale e in esse abbiamo trovato parecchia melodia con quelle dei Supereroi.
E sicuramente, non possiamo trascurare il fatto di non aver avuto troppo tempo per mettere in dubbio le forti impressioni che questa similitudine ci suscitava.
Facendo si che non le abbandonassimo o la infarcissimo di un tono troppo pesante e pretenzioso in cui spesso molti corti, soprattutto diretti da giovani esordienti, sprofondano.

[M.L.] – Dove è nata l’idea di “creare” un Centro Recupero per Supereroi, toccando, in modo ironico, il tema della  malattia mentale?

[L.M.] – Durante la fase d’ideazione ci siamo sforzati di costruire una storia che “toccasse” il mondo dei Supereroi, in maniera non banale e scontata come ti ho detto, ma anche che avesse delle caratteristiche che sottolineassero l’aspetto più importante dei supereroi stessi; la loro umanità.Inizialmente, insieme agli sceneggiatori, avevamo preso una strada credo interessante, ma non soddisfacente sul piano narrativo e non riuscivamo in nessun modo a chiuderla. Avevamo iniziato quasi a girare e, in quella situazione, ho deciso di fermarmi. Ci siamo così immersi per diverse ore in un Brainstorming collettivo che ci ha portato a Cierresse. E ci ha davvero soddisfatti.
Inoltre sicuramente per l’idea di un CENTRO RECUPERO SUPEREROI ci ha influenzato anche la location.
Avevamo un appartamento Open Space a disposizione che si prestava molto ad un’idea del genere, a costruire un qualcosa che si svolgesse maggiormente all’interno di uno spazio chiuso. L’apparato scenografico per esempio, era di fatto quello che si vede nel corto. Quindi, io direi che l’ambiente fisico in cui ci trovavamo più il genere assegnatoci, oltre che una mia predisposizione a trattare un tema forte, ci ha aiutato molto a creare questo luogo.

[M.L.] – Questo tuo lavoro si sta difendendo bene, cosa ti aspettavi, com’eri proiettato all’inizio rispetto a tutto quanto?

[L.M.] – Beh sicuramente ero conscio delle potenzialità del nostro lavoro, anche se temevo che i limiti e le problematiche di un prodotto realizzato in 48 ore frenassero i possibili slanci.
Per fortuna questo non è accaduto, perché di solito chi guarda o si occupa di cortometraggi è spesso molto più attento di chi conosce il cinema solo per le uscite in sala e sa scindere molto bene meriti e difetti per i contesti in cui nascono.
Certo l’interesse e la quantità di spazi e piccole soddisfazioni che ci sta regalando CIERRESSE ha superato forse le aspettative, questo si.
E speriamo fortemente che continui a farlo.

[M.L.] – Prettamente ti occupi di montaggio, dopo questa prima esperienza da regista, credi che continuerai?

[L.M.] – Credo proprio di si! Adoro il montaggio e credo fermamente sia il più grande mezzo espressivo che il codice audiovisivo abbia a disposizione, in una forma quasi esclusiva.
Come direbbe Stanley Kubrick ‘’E’ il solo aspetto specifico della sola Arte del film’’.  Ma non trovo nulla che mi si addica più della regia. Credo che sia un ruolo che mi si cuce perfettamente addosso. Sono frenetico e adoro entrare in maniera estrema e totale nelle cose.  Possederle, letteralmente.
E la regia è l’unico ruolo che ti consente di seguire tutta l’evoluzione dell’espressione cinematografica nella sua ricchissima e incantevole interezza.
Adoro di questo ruolo soprattutto la capacità di essere il filtro di mille impulsi creativi per arrivare alla realizzazione di un’idea, che passa attraverso sensibilità e visioni diverse ma che, resta fedele a se stessa (o se si tradisce avviene con una stupefacente e magica coerenza per il bene della propria visione).
Il set poi è l’ossigeno stesso, molto spesso, per chi fa cinema e nulla come la regia ti consente di respirarne un po’ tutti i ruoli (unica cosa di cui invece la meraviglia del montaggio ti priva, purtroppo).

[M.L.] – Hai già altri progetti ai quali stai lavorando, se si, ci puoi anticipare qualcosa?

[L.M.] – Certo. In realtà stavamo lavorando a due progetti molto interessanti a livello audiovisivo. Un corto dai toni sperimentali e dal contenuto molto hard (Family 2.0) e un documentario dallo straordinario spaccato umano (Giorno Serale). Poi li abbiamo dovuti fermare per problemi di mancato finanziamento e di difficoltà logistiche varie. Ora ci stiamo guardando attorno tentando ci capire cosa può darci ancora CIERRESSE (a tal proposito abbiamo iniziato a progettare una trasposizione teatrale del corto) e se dobbiamo buttarci in un progetto completamente nuovo. Staremo a vedere, per ora non ci precludiamo niente.
Ovviamente nel mio piccolo, mi trovo anche in quella difficoltà tipica del secondo lavoro che cantava molto bene Caparezza qualche anno fa.

[M.L.] – Noi ti ringraziamo per la disponibilità e ti facciamo un grosso in bocca al lupo per tutto!! Se vuoi aggiungere qualcosa..

[L.M.] – Beh che ammiro molto il vostro progetto e credo farà strada.
E perché no, magari come e con,  L’Oldstyle Group… ;-)

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