RECENSIONE “AT THE END OF THE DAY”

[Di Joel Pagini]

Dopo il “fenomeno Shadow”, avvenuto circa poco più di un anno prima, è stato il momento di “At the end of the day”, film che ha goduto di un buon budget, pubblicità e distribuzione in sala, anche se, a differenza di Shadow, non c’è stato il bombardamento che è stato fatto col film di Zampaglione.

La trama del film è presto detta: un gruppo di ragazzi e ragazze, con la passione per la guerra simulata, si avventurano in un bosco per una partita giocata con fucili a pallini, ben presto però verranno braccati da un altro gruppo, per cui la guerra non è stata mai simulata ma sempre reale, ma che come loro, stanno giocando, con la differenza che, in questa partita, la gente muore davvero.
I ragazzi diventano le prede e chi gli da la caccia sono ex-soldati che chiaramente non sono mai riusciti a lasciarsi la guerra alle spalle e che, anziché viverla come un inferno, ne sono diventati dipendenti, arrivando a non poterne fare a meno.

La trama come potete vedere mischia un po’ di classico e qualcosa di nuovo, per quanto non innovativo, finendo per apparire come un mix tra i classici backwoods horror (con cui condivide le ambientazioni ma, in parte, anche i villain, che non sono troppo lontani dalla famiglia texana di Hooper e molto simili al capofamiglia del recente remake del classico anni ’70) e film più recenti come potrebbe essere Severance, sebbene visto con un ottica decisamente più drammatica.
Non un horror puro, quindi, visto che il sovrannaturale qui è totalmente assente e anche il terrore, quello subdolo ed inquietante, è sacrificato in favore di un atmosfera che trasmette pericolo continuo più che paura, ma comunque un film che riprende il modello narrativo delle pellicole slasher anni ’80 e che, sopratutto, mette in campo un orrore non meno terribile, quello reale della guerra, aprendo le porta anche a qualche riflessione.

Non è difficile, infatti, non riconoscersi in parte nei protagonisti, che come bambini “giocano a fare la guerra” perchè per loro la guerra è sempre stato qualcosa di visto ma mai vissuto, una notizia al telegiornale, una lezione di storia, un film action di Hollywood, uno spauracchio che però se ne è sempre stato lontano, confinato nei paesi più poveri e disagiati, non è mai stato, insomma, qualcosa di cui preoccuparsi realmente.
Dall’altra parte ci sono gli ex-soldati, che se in apparenza sembrano aver goduto della guerra e volerne godere ancora, in realtà non sono stati traumatizzati meno di altri, solo lo sono stati in modo diverso, finendo per essere desensibilizzati totalmente finendo per non essere più umani ma solo macchine assassine.

Quando la guerra arriva nel mondo dei giovani, che rappresenta un po’ il mondo di tutti noi, che viene contaminato da una frazione dell’orrore che la guerra realmente è, e viene da pensare quanto possa essere terribile vivere una vita in cui la guerra non è un orrore lontano ma la realtà fisica di ogni giorno.

Questo è quello che ci offre davvero il film, aldilà di effetti speciali (buoni), fotografia (curata e ben in linea coi paesaggi) ed una recitazione degna dei ruoli affidati agli interpreti.
Verso il finale, pare però che il regista abbia dovuto per forza seguire alcuni clichè e leggerezze da film slasher, finendo per proporre alcune scene poco in linea coi personaggi o passaggi insensati o, ancora, forzati. Peccato perchè proprio il finale fa compiere al film, se non uno scivolone, quantomeno un passo falso che lo allontana dall’essere un film totalmente riuscito.

Comunque sia, At the end of the day è un ottimo film, con un budget superiore alla media dei prodotti horror italiani che, però, è stato usato a fianco di buone idee, creando un prodotto valido che ha meritato il suo posto nelle sale, e che, devo dire, ha finito per darmi molto più di quanto mi aspettassi.

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