RECENSIONE “NIGHTSHOT”

[Di M. Landi]

“Nightshot”, ultimo film di Maurizio Scala, che con questo lavoro torna, in un qualche modo, alle origini, presenta una trama che ci porta a pensare, per quanto il film possa essere valido, che ci si troverà di fronte alla solita storia, ambientata nei soliti luoghi e, inevitabilmente, a credere di poter prevedere ogni mossa e ogni avvenimento raccontato. Quasi un’afflizione che coglie ancor prima, per quell’originalità, quel pizzico di diversità in cui tanto si spera, ma che spesso, e per ovvi e diversi motivi, viene a mancare.
Questo film, della durata 30 minuti, non è invece come si presenta, quindi un primo impatto, che si ha in maniera quasi immediata con un inizio inaspettato,  ti porta a renderti conto che potrebbe non essere come ti aspettavi e le cose non andare come solitamente vanno, anche se il pensiero di sapere che comunque tutto “quel qualcosa” accadrà e accadrà in quelle modalità, non ti abbandona fino alla fine, quando, a mio parere, rimani soddisfatto della visione.

Non mancano dei piccoli riferimenti che rimandano ad altri film, su tutti il motivo, non a tutti noto,  che spinge i quattro protagonisti ad intraprendere la gita che li porterà a trovarsi bloccati ed isolati in un bosco, dove pare, avvengono e siano avvenute delle cose strane, che hanno portato a misteriose sparizioni. Leggende metropolitane o realtà?

La storia, mai in amollo, è uno dei punti di forza del film, perchè ti svela man mano dei dettagli importanti ai quali proprio non si pensa, se non da un certo punto in poi, sempre tenendo ben vigile l’attenzione sul pensiero di base iniziale ( un pazzo schizzato, o più pazzi schizzati, pronti a commettere una carneficina, o cose simili).

Nightshot, a mio parere, fonde terrore, quello sano e semplice, alla drammaticità di una situazione che non ti sporca di sangue, quindi, non aspettatevi un tasso di emoglobina alla stelle con mutilazioni varie e/o brutali, perchè non si viene premiati da questo lato, ma sicuramente è apprezzabile lo stato di inquietudine, forse dovuta proprio al fatto di non sapere e di sentirsi un po’ “spaesati”, in cui ci si trova.

Scala, con questo film, tocca alcuni dei classici tasti del genere, ma focalizza maggiormente la sua attenzione  su altre sfumature, che inizialmente non si colgono. Il terrore di cui ci parla, è il terrore che non ha, e forse non avrà mai, delle vere risposte. Un terrore ignoto e fantastico al tempo stesso. Quello che si teme e di fronte al quale si rimane anche affascinati.

Un buon ritmo, supportato da una fotografia pulita e delle inquadrature che contribuiscono ad alimentare lo stato di ansia, con qualche ripresa (più sul finale) in stile mockumentary alla BWP. Buona anche la prova degli attori, che rendono bene l’idea di quello che stanno passando. Quello che ho visto non è quello che, con una prevenuta convinzione, mi aspettavo di vedere. Forte di questo, l’ho potuto apprezzare maggiormente. La banalità della trama che si legge, in questo caso porta conforto, in quanto non racconta nulla di quello che realmente si guarderà!

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