RECENSIONE “6 GIORNI SULLA TERRA”

[Di Joel Pagini]

“6 giorni sulla Terra” ha rappresentato, se non proprio un caso a livello nazionale per via della scarsa distribuzione, comunque un film che ha suscitato l’interesse di molti appassionati del cinema italiano di genere, in quanto è stato il primo film di fantascienza a godere di una distribuzione in sala da tempo immemore. Se esiste un genere che il nostro cinema snobba più dell’horror, questo è di certo la fantascienza (e anche il fantasy).

Anche se so che la distribuzione in sala non significa di per se che un film sia più bello di un prodotto non distribuito, certo mi sono avvicinato a 6 giorni sulla terra con parecchie speranze visto che lo sci-fi è di certo il mio secondo genere. Speranze che purtroppo ho visto svanire, fotogramma dopo fotogramma.

L’idea di base del film è piuttosto buona, cioè quella di avere un approccio differente verso la classica storia di rapimenti alieni, portandola a mischiarsi col genere delle possessioni demoniache e analizzando il tutto con occhio scientifico, anche se, a ben vedere, la stessa idea si è da poco vista portata su schermo dal più famoso (ma non certo migliore) Il quarto tipo.

Il problema del film di Varo Venturi è la sua realizzazione, sia tecnica che a livello di costruzione della trama, il film pare voler fare di tutto senza concentrarsi su niente: parte come un film di fantascienza con alieni, rapimenti e tutto ciò che ci si aspetta dal genere, per poi virare, prima lentamente poi bruscamente, verso il sottogenere horror delle possessioni demoniache (in questo caso aliene), riproponendo clichè che oramai si vedono su schermo ripetuti senza variazioni dai tempi dell’esorcista per finire poi nella spy story, con intrighi e agenti segreti ed un finale action con (banale) inseguimento in auto e colpi di pistola mai così palesemente finti.

Non aiutano, in tutto questo, i dialoghi e le scene del film, degni del peggior Argento, a tratti prevedibili e scialbi, a tratti tanto inverosimili da sconfinare nel ridicolo.

E se questa è la parte negativa che riguarda la trama e la costruzione della storia, non siamo messi meglio dal punto puramente tecnico, gli attori non brillano certo per le loro interpretazioni ma sono comunque validi e probabilmente la parte migliore da questo punto di vista, la fotografia invece, un fastidioso color ocra che rende scialba ogni variazione cromatica, cerca forse di fornira una qualche atmosfera al tutto ma finisce invece per essere semplicemente monocroma e monotona.

Ma la parte peggiore sono gli effetti digitali! Non sono un fan dell’SFX a tutti i costi e sono il primo a dire che, se gli effetti speciali non sono all’altezza, si può benissimo chiudere un occhio su tale pecca, a maggior ragione se ci si trova nel cinema dai bassi budget, ma quando gli SFX mostrano dei limiti, sarebbe giusto limitarsi nel loro uso anziché sbatterli in faccia allo spettatore, cosa che invece Venturi fa.
Ad inizio film ci viene mostrato l’aspetto di più d’una razza di alieni con dei grossi primi piani che rivelano una CG vecchia di anni, successivamente (soprattutto nella prima parte del film, ma la cosa verrà ripresa in minor misura anche dopo) alle normali immagini del film si va a sovrapporre una grafica computerizzata, come a voler far sembrare che le immagini che vediamo siano analizzate da un moderno software…almeno questa è l’unica spiegazione che riesco a trovare, visto che ho trovato queste aggiunte in CG totalmente gratuite, fastidiose e che rimandano a un estetica fantascientifica del secolo scorso…

Una bocciatura totale quindi?
Si, alla base c’è una buona idea, come ho detto, e forse anche passione, ma il cinema indipendente non sfugge alle regole del cinema dei grandi budget: una buona realizzazione non basta, ci vogliono idee e passione, e viceversa.

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