INTERVISTA A DAVIDE MELINI

Non solo G0r3 ha intervistato per voi Davide Melini, regista dell’ultimo “La dolce mano della rosa bianca”, del quale è disponibile la visione nella sezione video del sito.

[M.L.] – Ciao Davide, hai iniziato la tua carriera nel 2005 come aiuto regista per poi approdare direttamente alla regia nell’anno successivo dirigendo i tuoi primi lavori. Quale è stato il percorso e quanto ha influito sul tuo modo di lavorare durante gli anni?

[D.M.] – Innanzitutto devo dire che il mondo cinematografico è sempre stato presente nella mia vita fin dalla giovane età. Avendo uno zio che lavora nel settore da una trentina di anni, ho potuto poi far crescere questa mia passione, andandolo a trovare sui set o facendomi dare alcune sceneggiature dei film in cui stava lavorando. Ho cominciato così a scoprire lentamente questo mondo magico e a studiarlo minuziosamente. Circa 11 anni fa scrissi la mia prima sceneggiatura e per diversi anni quello era il lavoro che preferivo. Sebbene la mia carriera sia iniziata ufficialmente come assistente alla regia, lavorando in alcuni film nel 2005, sento che il mio debutto ci fu l’anno precedente, quando diressi il mio primo cortometraggio. Un corto che in realtà non esiste, in quanto non è stato mai portato a termine per una infinità di problemi. Nel 2006 ho deciso di riprovarci e sono riuscito, non senza difficoltà, a realizzare il mio primo cortometraggio intitolato “Amore estremo”. Ovviamente si tratta di un film molto sperimentale e decisamente amatoriale, ma mi è servito soprattutto per capire tante cose. L’aspetto più importante è stato quello di riuscire a realizzarlo per intero. Partendo da tutti gli errori fatti, nello stesso anno ho diretto il mio secondo film, intitolato “La sceneggiatura”. Con questo corto ho cominciato a vedere le cose da un altro punto di vista e a vivere veramente dentro il film. Ovviamente il corto non è perfetto, ma già si avvicinava leggermente alle mia idea su come fare cinema.

[M.L.] – Dal 2007 vivi e lavori in Spagna. Questo tuo spostamento è stato voluto e dettato da qualcosa in particolare legato al tuo lavoro, che qui in Italia spesso e volentieri viene sottovalutato?

[D.M.] – No, no, è stato solo il caso che mi ha fatto trasferire in Spagna. C’è da dire comunque che in Italia sono sempre stato male. Tante cose non funzionano come dovrebbero…

[M.L.] – Com’è, per esempio, la situazione attuale in Spagna per voi registi indipendenti?

[D.M.] – Ci sono cose positive e cose negative, come dappertutto. La cosa positiva è rappresentata dal fatto che si è liberi di presentare qualsiasi storia per cercare di ricevere tutti gli aiuti necessari per la sua completa realizzazione, sia essa drammatica, comica, di terrore o fantastica. Se il soggetto vale, le persone ti aiutano senza secondi fini. La cosa negativa è che anche in terra iberica regna la regola dell’amicizia e della conoscenza. Se dovessi elencare tutte le “schifezze” che ho visto tra Italia e Spagna, non basterebbe un libro. Veramente a volte viene il desiderio di mollare tutto!

[M.L.] – Il tuo ultimo lavoro è “La dolce mano della Rosa Bianca”, un film che mescola il genere drammatico con quello horror. Come sei arrivato a questa fusione, e perché?

[D.M.] – Il drammatico per me è legato inesorabilmente all’horror. Ovviamente bisogna analizzare il vero significato di “horror”, una parola che presenta molteplici sfumature. Bisogna vedere in quale contesto è rappresentato l’horror e quale rilevanza ha nella vicenda che si vuole narrare. Il terrore non è rappresentato solo da sangue e torture, ma da momenti che danno un forte impatto a una storia. Se non c’è una goccia di horror che con la sua scossa produce un dramma di qualunque genere, su cosa si baserebbe un film drammatico?

[M.L.] – Il film è un chiaro messaggio di tutte le morti che purtroppo avvengono, molte delle quali proprio per distrazione, sulle strade. Cosa ti ha spinto a scegliere questa trama?

[D.M.] – Tante volte mi hanno chiesto il motivo che mi ha indotto a scrivere una storia piuttosto che un’altra, e purtroppo la mia risposta è sempre la stessa: non lo so! Sono sensazioni strane che entrano in qualche modo nel mio inconscio e cominciano a crescere lentamente, senza che io le noti. Quando sono mature, mi si presentano sotto forma di ispirazione. Sinceramente quelli sono i momenti più belli, in cui la mia mente è invasa interamente da queste sensazioni straordinarie e troppo forti per poterle racchiudere. Comincio a scrivere di getto senza distogliere la mia attenzione dal foglio di lavoro. È qualcosa difficile da spiegare…

[M.L.] – Questo cortometraggio, brevemente molto intenso, ha vinto svariati premi, all’estero ma anche qui da noi. È prevista una distribuzione regolare o sarà destinato allo “streaming” in rete?

[D.M.] – Il corto è stato girato nel 2009 e, dopo aver avuto un tempo lunghissimo di lavorazione, è finalmente uscito nell’aprile del 2010. Dopo due anni di distribuzione, in cui è andato abbastanza in giro per il mondo, è arrivato per me il momento di voltare pagina. Attualmente si può vedere gratuitamente in “streaming”.

[M.L.] – Quali sono i registi che apprezzi particolarmente?

[D.M.] – Di che anno parliamo? Film a colori o in bianco e nero? Con suono o muti? Sono talmente tanti i registi che hanno lasciato un segno indelebile nella lunga storia del cinema, che se li cito tutti, correrei il rischio di non finire più…

[M.L.] – E qual è lo stile, ammesso che ce ne sia uno in particolare, che ti appartiene maggiormente?

[D.M.] – Tutto si basa sull’argomentazione che si sta affrontando e sul “taglio” che si vuole dare. Non ho uno stile particolare, perché ogni mio film è diverso dall’altro. Ci sono tanti fattori in gioco.

[M.L.] – Puoi anticiparci qualcosa dei tuoi progetti futuri?

[D.M.] – Attualmente sto lavorando al mio prossimo cortometraggio, che spero di poter realizzare quest’anno. Ancora non c’è niente di definito ed è troppo presto per parlarne, ma le cose hanno già cominciato a muoversi. I primi contatti sono stati avviati e per ora ho ricevuto risposte positive. Speriamo di continuare così… L’unica cosa che posso dire è che sono arrabbiato. Sì, arrabbiato perché tra un film e l’altro passano sempre degli anni. Questo mio profondo sentimento lo riverserò interamente nel nuovo cortometraggio.

[M.L.] – In bocca al lupo per tutto e grazie per il tempo che ci hai dedicato. Se vuoi aggiungere qualcosa.

[D.M.] – Solo una piccola cosa: con onestà, debbo confessare che non mi piace molto apparire in pubblico e rilasciare interviste. Preferisco che la gente conosca il mio nome solo per i miei film. Comprendo però che anche questo fa parte del gioco e non posso sottrarmi alle regole. Colgo dunque l’occasione per ringraziarvi di questo spazio che avete concesso a me e ai miei film sul vostro web. È sempre piacevole parlare di cinema con chi ama questo mondo.

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