RECENSIONE “LIBERI FATALI – FIGLI DEL FATO”

[Di Maurizio Cipolla – www.ultimociak.com ]

Cos’è che ci spinge a sognare? Un vuoto, oscuri punti interrogativi sulla vita e i suoi misteri. La scoperta di un mondo che vive all’interno della nostra mente, raggiungibile solo attraverso i sogni, una pericolosa via in cui si possono incontrare entità malvagie e sinistre, dove l’irreale diventa realtà, dove tempo e spazio mutano, finiscono, rinascono si sdoppiano, dove tutto comincia e tutto muore. Vivere dentro i sogni è l’unico modo per trovare una via d’uscita, l’unico modo per illuminare l’ombra che avvolge la nostra mente.

Andrea Marcaccio, dopo essersi diplomato in Grafica Pubblicitaria presso l’Istituto Adriano Olivetti, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Macerata seguendo il corso di comunicazione visiva multimediale. Tutta la sua abilità tecnica viene fuori nel suo cortometraggio Liberi Fatali – Figli del Fato, un lavoro che si può definire “visionario” in cui un giovane ragazzo si ritrova immerso tra i sogni, trasportato in una pericolosa strada dove la realtà è l’unica via d’uscita. Personalmente apprezzo i corti che hanno un difficile approccio visivo, dove solo alla fine si capisce il senso della storia, sia essa immaginaria o reale, figlia di un fato intesa come un destino di cui non si può evitare, inevitabilmente.

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