RECENSIONE “BLOODLINE”

[Di Stefano Cavalli]

Una coppietta in cerca di nuova intimità decide di portare le due figliolette a fare una passeggiata in un bosco in cui sia facile nascondersi e, ancor meglio, perdersi. Le piccole non si fanno sfuggire l’occasione e optano per il più classico dei giochi. Sfortunatamente per una di loro c’è in agguato un losco figuro che, con tanto di archetto, sta dando la caccia ad una sua vittima.

Gli anni passano e la scampata si reinventa cronista d’assalto per una Tv locale, i cui studi puzzano di massoneria. La “capa” gli ordina, come servizio, quello di un backstage sul set di un regista porno, la cui cattiva fama lo precede. Armatasi di telecamera, insieme al solito collaboratore sfigatello, si unisce alla poco allegra combriccola in procinto di girare il filmaccio ma il passato, in realtà mai rimosso, è tornato e pronto a saldare il conto lasciato in sospeso.

Le atmosfere ricordano palesemente quelle di “A Serbian Film” anche se (ma fino ad un certo punto) il film va verso altre direzioni. Si tratta piuttosto di un tentativo di rifarsi alle tradizioni primogenee dello slasher, filtrato, ovviamente, dalla tradizione italiana e dal nuovo che avanza e, infatti, gli elementi ci sono tutti; si va dai classiconi tipo “Venerdi 13” fino, come detto, all’oramai “cult” “A Serbian Film”, passando, inevitabilmente, per la tradizione zombesca di Romero, soprattutto l’ultima, quella di “Diary of A Dead”, ma anche per l’insopportabile mockumentary stile “Rec”.

Sempre la solita zuppa? Certo, ma è anche evidente che l’appassionato del genere questo chiede, questo ha e anzi, per chi scrive, tutto ciò è degno di merito perché è evidente che soprattutto il cinema italiano debba riscoprire questo tipo di artigianalità, almeno se vogliamo farlo tornare a diventare (anche) “industria”, che grandi soddisfazioni ci ha dato in passato. Quello che semmai possiamo contestare nello specifico a “Bloodline” è il fatto, a un certo punto, di girare a vuoto narrativamente, come se gli autori ci volessero dire “c’abbiamo pochi soldi e facciamo con quello che abbiamo”, e il fatto che gli attori, causa dialoghi spesso non brillantissimi, siano protagonisti di siparietti al limite del ridicolo. Ma è un prodotto onesto, diretto e godereccio. Non aspettatevi il miracolo e vi divertirete.

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