IVAN ZUCCON: breve viaggio nell’underground italiano

[ Di Joel Pagini]

Ivan Zuccon, classe ’72, è un regista italiano di stampo horror il cui primo lungometraggio risale 2000, “L’altrove”, e che da allora non ha mai interrotto la propria produzione tanto che ad oggi (ottobre 2011) ha girato il suo settimo film.
Zuccon tuttavia aveva iniziato ad affacciarsi al mondo del cinema già anni prima, facendo da assistente a Pupi Avati e girando diversi cortometraggi, come del resto hanno fatto molto grandi registi prima di cimentarsi con un film vero e proprio. Il primissimo lavoro di Zuccon risale infatti al ’98, anno in cui dirige “Degenerazione” (titolo inglese Bad Brains) opera che qualche anno più tardi verrà ripresa dallo stesso regista e trasformata in un lungometraggio vero e proprio, cosa che avverrà anche con “L’altrove” che inizialmente nasce per essere un corto.

E’ con le prime due opera che Zuccon rende partecipe il pubblico della propria passione per lo scrittore horror Howard Phillips Lovecraft, entrambi i due lavori sono infatti basati sugli scritti dell’artista di Providence. Sebbene queste due prime opere abbiano ricevuto pareri discordanti tra gli appassionati, tra chi le definiva piccoli capolavori di atmosfera oscura e chi bocciava lo stile ancora troppo acerbo del regista, certo è che già nelle prime produzione si nota uno stile personale che fa emergere Zuccon dalla massa dei nuovi registi horror italiani e non.

Con i film successivi, già a partire da Bad Brains, uno dei pochi lavori non ispirati a Lovecraft, Zuccon inizia ad appianare i difetti dovuti all’inesperienza dei primi due lungometraggi riuscendo a sfornare un prodotto genuino e viscerale, mettendo in risalto le caratteristiche che già lo avevano contraddistinto: atmosfera sporca e cupa, abbondante uso di scene di sangue e una dose massiccia di weird, che è forse uno dei motivi che ancora tiene il regista lontano dal pubblico italiano, il cui cervello pare essere oramai anestetizzato dalla proposta cinematografica e televisiva italiana.

La sua fatica successiva è quella che ritengo il vero punto di svolta fra lo Zuccon ancora insicuro di “Maelstrom” e quello consapevole, navigato e dotato di un forte stile personale che ha imparato a gestire al meglio, stò parlando de “La casa sfuggita”.
Zuccon torna al suo vecchio amore, Lovecraft, ma come per i suoi primi film non tenta una riproduzione schematica delle opere dello scrittore (uno dei più difficili da portare su schermo), quando piuttosto a una fusione di molteplici trame tutte legate non tanto dal plot fornito negli scritti quanto dallo stile onirico che emerge dagli scritti e che Zuccon ricrea a modo suo con alcuni espedienti che caratterizzano i suoi lavori: una sovrapposizione di diverse linee narrative spesso dislocate in diversi periodi temporali e sopratutto la mancanza di un vero e proprio protagonista, cosa che lascia lo spettatore smarrito nella storia ma che anche impedisce il formarsi di tutti i clichè che spesso accompagnano i classici eroi di film horror.

Il seguente “Nympha” conferma il talento del regista ma anche il fatto che in Italia il suo lavoro sembra non avere speranza di trovare terreno fertile, il film infatti viene girato in lingua inglese, a differenza dei precedenti film (ci sono parti parlate in italiano ma solo per necessità delle trama) e in Italia il DVD non viene mai stampato, mentre si trova senza problemi in Germania, così come le altre opere del regista che sembra essersi ritagliato un proprio spazio in questa nazione.

Nel 2008 è il momento di “Colour from the dark” che è forse ancor più sintomatico della situazione negativa per chi fa horror in italia: il film viene elogiato oltreoceano, in USA, dove gode di una distribuzione nelle sale cinematografiche e dove diviene un film culto fra gli appassionati, fino al punto che, pochi mesi fa, si è parlato addirittura di una riedizione del film in 3D. Colour from the dark si spinge ancora più lontano, avvengono proiezioni in sala persino in India, nazione lontana non solo geograficamente ma anche culturalmente, segno che Zuccon riesce a rapportarsi anche con chi ha una cultura cinematografica completamente diversa.
Tutto questo accade nel mondo, mentre in Italia il nome di Ivan Zuccon rimane sconosciuto al grande pubblico, nessuno dei suoi film è stato proiettato in sala al di fuori di festival ed eventi, i suoi primi lavori sono difficilmente reperibili in formato DVD e spesso per trovarli bisogna ricorrere all’import di edizione estere, cosa obbligatoria per Nympha e Colour from the dark, che non sono mai stati distribuiti da una label italiana.

Eppure Zuccon non pare scoraggiato visto che è in lavorazione con “Wrath of the crows”, un film che dalla trama parrebbe essere un horror sci-fi con elementi fantasy-sovrannaturali.

I lavori di Zuccon mi fanno venire in mente una cosa che disse Aurelio De Laurentis in un intervista su “L’arcano incantatore” di Avati, e cioè che in Italia, a differenza degli Stati Uniti, si tende a fare film di genere a basso costo, perchè il ritorno economico non è mai notevole, e il basso costo porta non a film di bassa qualità ma a film che lui definì “intimisti”, una parola che riflette al meglio ciò che provo guardando i film di Zuccon.

Non mi trovo davanti a mostri giganteschi realizzati in CG, ne a guardare slasher movie con bodycount elevato o ancora non mi trovo di fronte a scenari apocalittici. Certe cose in Italia, a causa di mancanza di fondi, non si possono fare e allora chi ha fantasia ricerca un tipo diverso di orrore, come quello di Zuccon, che si consuma spesso tra 4 mura e pochi personaggi, è un tipo di orrore più sottile, che mi ha rimandato alle paure infantili, la paura del buio, la paura dei mostri che vivono negli armadi e di cui puoi solo immaginarti il volto.
E’ qualcosa di “intimo” appunto, che ti prende alle viscere non perchè crudo o violento ma perchè genuino, passionale e che sa toccare le corde giuste, ma che per farlo deve avere una notevole collaborazione da parte dello spettatore, che troppo spesso si relaziona al cinema in modo passivo, dimenticandosi che alcune pellicole richiedono partecipazione.

A mio avviso non ha senso guardare i film di Zuccon con sangue freddo e occhio analitico, quello che ci porta a dire “ma questo nella realtà non accadrebbe mai!”, quello che cerca la logica o la spiegazione ad ogni costo, bisogna piuttosto sapersi lasciare andare, in modo da diventare ricettivi alle sue atmosfere oniriche, ai suoi giochi di luce caldi e avvolgenti contrapposti all’oscurità, alle sue scene di sangue, infinitamente più “leggere” di quelle che imperversano nell’horror degli ultimi anni ma anche infinitamente più ragionate.

Speriamo che la parabola ascendente dei suoi lavori continui e speriamo anche che l’Italia si svegli dal suo coma e si renda conto del potenziale che si nasconde nei registi che non riescono a trovare luce sotto l’ombra dei nomi di registi troppo famosi, troppo pubblicizzati, troppo ostentati.

Dopo la gallery l’intervista.

WRATH OF THE CROWS

Ivan Zuccon è uno dei nomi forti del nostro panorama underground e siamo lieti che abbia accettato di rispondere alle nostre domande. Per leggere l’intervista cliccare sulla foto.

 

Per le recensioni dei suoi film visitare la sezione dedicata.

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