SERATA DEL 25/11/2011 – ANTEPRIMA “IO SONO MORTA”

[Di Stefano Cavalli & Joel Pagini]

 

UNA SERATA (DE)GENERE A VIAREGGIO

[Stefano Cavalli]

Il buio è calato già da un’ora abbondante quando, a bordo del mio potente mezzo, mi aggiro, con aria poliziesca, per le vie di una Viareggio che è già pronta ad accogliere i bagordi dell’imminente fine settimana. Ma per quello, per mia fortuna, è ancora presto; le strade sono quasi deserte (in confronto all’inferno che si scatenerà dopo) e questo, devo ammettere, non gioca molto a mio favore, specie se devi cercare una strada con il navigatore fottuto e solo un’occhiata data nel pomeriggio a Google Maps. Ma si sa, la vita vera è un altra cosa. E allora siamo io, la mia macchina (fotografica) e un blocco per prendere qualche appunto. Fugo subito la scortesia che si dice sia di questi luoghi quando, gentilmente, delle signore mi dicono che non sono troppo lontano. Parcheggio l’auto e inizio a percorrere la via dove tutti sono in procinto di chiudere l’attività giornaliera (o lo hanno già fatto), cosi che mi ritrovo a farmi questa passeggiata nel semi buio. Viareggio a quest’ora, in questa stagione, sarebbe un ottimo set per un thriller, con quell’aria decadente orgogliosamente mostrata. Passo con aria circospetta i numeri civici che scorrono rapidi in ordine crescente; se non altro mi sto avvicinando al mio obbiettivo. Così, dopo aver incrociato una via ancora addobbata a festa e un piazza dove i bandoni del mercato sono minacciosamente chiusi, mi staglio di fronte al bagliore che giunge dalla sala del 194, proprio il luogo che stavo cercando. Apro la porta, squadrato con divertita circospezione e invitato a tornare un poco prima dell’inizio della serata (previsto per le ore 21). Non mi resta che ripercorrere la via buia verso una qualche forma di attività alimentare ancora aperta; dovrò pure mangiare qualcosa! Ma anche i bar sembrano non darmi una mano e allora non resta che rifugiarmi in un Conad ancora aperto. Forse sarà deformazione professionale ma il luogo e quello stacco tra notte e giorno al neon mi fa immaginare che da un momento all’altro il market si trasformerà in un rifugio per gli zombie ma, tutto, fortunatamente (?) sembra procedere normalmente e di non morti o infetti nemmeno l’ombra. Agguanto una birra a 99 centesimi, un pacchetto di biscotti da 79, e una ricarica TIM da 5 euro (magari avessi bisogno di chiamare qualcuno). Quindi seduto su una panchina ingurgito il frugale e pasto e con la birra ancora a metà mi riavvio lentamente verso il posto dove trascorrerò la mia serata. E rieccomi li: accartoccio la birra, la spingo in fondo al sacchetto e faccio la mia entrata con la NIKON al collo. Faccio foto, stringo mani, saluto chi mi dice di conoscermi e chi non conosco, Cancila e Lucchesi (autore e attore di “Origini Dei Demoni”, il primo corto della serata), gli attori dell’attes/issimo “Io Sono Morta” di Picone e trovo il mio posto in sala (per fare due foto, malgrado la luce pessima (per le foto). Si riaccendono le luci sull’Underground (di genere) italiano.

La sala è piccola, bassa, nei giorni precedenti i posti totali venivano indicati come 80, quando arriviamo, alle 21 circa, la sala è ancora vuota.
Attori e registi stanno fuori ad aspettare col pubblico e non sono certo restii a scambiare qualche parola con gli spettatori, l’atmosfera, insomma, è delle migliori.
All’apertura della sala i presenti sono ancora pochi e la sala rimane semivuota, ma già durante il discorso introduttivo iniziano ad arrivare i ritardatari.
Prima della proiezione del primo corto ci viene spiegata l’iniziativa in se ma più che altro la storia del centro che la ospita, senza troppi peli sulla lingua dico che al momento la mia attenzione era poca visto che già la mente si proiettava verso il piatto forte della serata, ossia i corti, e tuttavia il discorso inizia a farsi interessante e a richiamare la mia attenzione quando inizia a parlare per l’appunto dell’argomento della serata, ossia l’horror, che a quanto viene detto dovrà rappresentare tre sfaccettature del solito diamante. Sarà così?

Prima del film, microfono alla mano abbiamo uno dei protagonisti, Alex Lucchesi, e il regista Cancila. Il secondo prende subito la parola snocciolando le influenze dei registi a cui è affezionato e che ha cercato di riportare su schermo, manovra non del tutto azzeccata a mio avviso, perchè dà la sensazione di qualcuno che già di per se vede la sua opera come null’altro che qualcosa di già visto. La parola passa a Lucchesi, che è una gradita sorpresa visto che spesso sono i soli registi a far luce sulle storie dietro ai film o al mondo della celluloide, Lucchesi invece ci apre una finestra su quella che è la situazione, in Italia, non solo per chi i film li fa, ma anche per chi li interpreta e la situazione, purtroppo, non sembra essere migliore per questi ultimi, che si ritrovano a dover scegliere fra seguire lo stile di recitazione imposto dalla massa e lavorare solo nell’ambito dell’underground, dove c’è più libertà. E Lucchesi ha scelto la seconda.

[Joel Pagini]

Buio in sala, “Origine dei demoni” fa la sua comparsa. Non è questo il luogo per una recensione, vi basti sapere che il cortometraggio è più che valido per quanto non innovativo, dei lati negativi però ci sono e non sono attribuibili al film in se, quanto al proiettore: noto che i colori non sono molto vivi e quando l’occhio si sposta dal telo della proiezione allo schermo usato dall’operatore, noto che i colori sul monitor sono assai migliori. Peccato che il mezzo scelto non renda quindi giustizia al prodotto.

Nessuna pausa, subito è tempo del secondo corto della serata, nel mentre mi guardo intorno e vedo che i posti a sedere sono tutti pieni, scambio qualche parola con i miei amici e raccolgo pareri positivi su “Origine dei demoni” segno che il prodotto non è fatto solo per i cultori estremi dell’horror, e nel mentre il secondo lavoro viene introdotto da uno psicologo, anziché dal regista.
Strana scelta che però fa capire come il cinema della paura possa avere letture più profonde di quanto non si pensi, almeno di quanto molti non pensino.

Il secondo cortometraggio è una scarica di ansia e tensione così fitta da tagliare col coltello, la sala si ghiaccia e i respiri si fanno affannosi, il prodotto è di quelli di alto livello e c’è un misto di tristezza e gioia in questo: il talento in Italia (e nel mondo, ovviamente) c’è, ma è brutto sapere come venga sfacciatamente ignorato.

Alla fine dell’opera la sala è piena e si è formato un folto gruppo di persone che, finite le sedie, si accontenta di appoggiarsi ai muri pur di assistere alla serata, la cosa non può che far piacere in un primo momento, ma poi mi viene da pensare a quanti sono i registi, gli operatori, gli attori per non parlare degli amici di quelli appena elencati. Su 100 persone, quanti sono davvero solo spettatori? Non così tanti purtroppo, dopotutto si chiama underground per un motivo…

Io sono morta, di Francesco Picone, arriva finalmente sullo schermo e, senza entrare nel dettaglio, non nego che avevo alte aspettative che, purtroppo, non sono state rispettate. Il lavoro è tecnicamente ottimo, ma troppo derivativo, anche da prodotti molto recenti.
Il film finisce e regista e attori si presentano al pubblico, ottima interazione col pubblico da parte loro, visto che parlano come si parlerebbe a dei vecchi amici, aneddoti buffi e trucchi sulla realizzazione del film vengono snocciolati con la medesima dose di serietà e leggerezza, in modo che tutto sia fruibile a tutti, nel mezzo abbiamo anche lo sfogo del regista su un tipo di cinema (italiano) che oramai ha monopolizzato il Bel Paese a scapito del cinema di genere (e non solo).

La serata giunge al termine, ed è un peccato vedere come simili iniziative non abbiano il supporto di qualche cinema, che di certo garantirebbe non solo una migliore resa audiovisiva ma anche la possibilità di un maggiore afflusso di persone dovuto, magari, alla pubblicità del cinema stesso.
Il cinema indipendente vive ancora grazie ad eventi simili, ma la speranza è che possa diventare un po’ meno indipendente non come tipo di prodotto ma come notorietà e fama, che di certo si merita.
La scelta stà anche a noi.

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