RECENSIONE “SHADOW”

[Scritta da Joel Pagini]

 

Un giovane ex soldato che fa un escursione di bike trial in montagna, immagini suggestive delle boscose colline americane ammantate di nebbia, poi l’incubo che si nasconde dietro i volti sporchi di alcuni bruti del luogo, la fuga disperata assieme ad una ragazza verso cui il protagonista nutre qualcosa e poi il vero terrore, qualcosa di più grande di dei semplici redneck…

Senza troppi spoiler, ecco la trama di Shadow che, come alcuni appassionati di horror riusciranno ad evincere, non è nulla che trascende il genere ne che lo rivoluziona ma, a ben vedere, pochi sono i film che sono riusciti a farlo e sempre meno saranno in futuro, visto che tutto sembra già stato essere raccontato. Eppure spesso chi guarda un film, horror in questo caso, non cerca tanto l’innovazione quanto in buon prodotto, la domanda è quindi, Shadow è un buon film?

Forse la risposta dipende dai gusti personali di ognuno di noi, purtroppo per me la risposta è no. Come si può definire un cattivo film un opera che, comunque, mostra una cura tecnica non da poco, una notevole fotografia, un utilizzo ottimo dei paesaggi molto suggestivi e un villain inquiteante sia per il trucco che per la sua naturale fisicità?

La risposta stà in tutto ciò che rimane nei film, ossia le idee, idee che Shadow non dimostra di avere. Perchè un conto è non riuscire a proporre qualcosa di davvero nuovo ma riuscire comunque a fare qualcosa di personale e di sentito, un altra cosa è prendere tutte le mode ed i cliechè del cinema horror di consumo (leggi hollywoodiano) ed usarli come ingredienti per farne una minestra riscaldata, che purtroppo è quello che è Shadow.

Per cui avremo i redneck ed il backwoods horror fin quando il film non deciderà di cambiare binari per gettarsi nell’ancora più inflazionato torture porn in stile Hostel o Saw (o meglio sequel di Saw, dove il thrilling cede il passo alle macchine da tortura sempre più complesse) fino ad andare nel finale a sorpresa, messo lì giusto per far rimanere di sasso lo spettatore, per farlo sentire instupidito. Se lo spettatore si sente “stupido”, perchè il film gli ha sconvolto la sua visione di insieme, questo non significa che il film sia intelligente, soprattutto se il finale è ripreso da un altro film (che non cito perchè sarebbe un doppio spoiler) e se manda alle ortiche tutta la trama vista sino a quel momento.

Shadow è costato 1 milione di dollari ed è diretto da Federico Zampaglione, fondatore dei Tiromanciono, ha avuto una distribuzione in sala molto ampia, edizioni in DVD anche da collezione e una notevole pubblicità ed è stato osannato da più parti come la rinascita dell’horror italiano.
I film di Dario Argento, nonostante le continue critiche negative che ricevono ovunque, continuano ad essere film ad altro budget (3 milioni e mezzo per la Terza madre, 14 per Giallo) e ad essere distribuiti e pubblicizzati.

E dunque questo l’unico horror italiano che viene tenuto di conto? Alti budget e nomi altisonanti dietro la macchina da presa ed ecco che i film vengono distribuiti e sono sulla bocca di tutti. No, non va bene.

Shadow è, come ho detto, una minestra riscaldata e poco saporita, servita in un piatto sontuoso e ben decorato, ma la sostanza rimane la stessa. Le idee non si comprano.

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