RECENSIONE “L’ALTROVE”

[Di Joel Pagini]

 

Eccoci dunque a recensire il primo lungometraggio di Zuccon, L’altrove, film che si basa su un cortometraggio dello stesso Zuccon, che qui viene ampliato alla durata di un film vero e proprio, sebbene un film comunque breve, dato che conta solo 71 minuti di durata.

Il film, che dal titolo rimanda chiaramente a Lovecraft, è in realtà soltanto ispirato agli scritti di HPL, visto che la trama è del tutto originale pur se basata sulla mitologia immaginaria dello scrittore di Providence, ecco che sentiremo nominare Arkham, Nyarlatothep il Necronomicon e quant’altro, L’altrove stesso è un luogo, o dimensione, raccontata da Lovecraft in un omonimo racconto. Il film però non ricalca la trama di nessun racconto, sebbene ci sia una scena di un flashback in cui viene rifatto il finale del racconto “The statement of Randolph Carter”.

Le intenzioni del regista appaiono quindi limpide: non tanto ricreare gli scritti di Lovecraft ma ricreare le sue atmosfere ed omaggiarlo a modo suo. L’impresa riesce ma solo a metà: se le intenzioni ci sono e sono buone, i limiti dettati dal budget e dall’inesperienza sono altrettanto lampanti.
Il film infatti soffre di una recitazione non sempre all’altezza dei ruoli dei personaggi, che qui sono esseri umani provati fino al midollo e colmi di terrore, emozioni estreme che gli interpreti non riescono a trasmettere al meglio oppure che tendono ad esagerare risultando eccessivi. Poco apprezzabili anche le scenografie, che appaiono scarne, spesso monotone e poco suggestive se paragonate al materiale trattato: esseri più antichi dell’umanità stessa, dimensioni sconosciute ed oscure…e tutte le vicende che vediamo si svolgono in mezzo a casolari di mattoni. La fotografia, se non eccelsa, è comunque valida così come vediamo qualche interessante gioco di luci.

Un altro aspetto in cui il film si impantana, e non sembra riuscire ad uscirne, è quello del passaggio da corto a lungometraggio: sebbene il film sia di breve durata, soffre comunque di molti momenti morti, altri in cui un azione che normalmente vedremmo risolta in pochi minuti si protrae più del dovuto, col risultato di annoiare, e altre scene che sembrano non far altro che ripetere gli stessi concetti già detti. Gli SFX e soprattutto i trucchi, sono invece degni di nota e il loro uso accontenterà chi nei film cerca l’effetto truculento, sebbene questo non sia uno splatter ne un torture porn. C’è comunque da segnalare un certo rimando a Clive Barker, visto che la dimensione oscura popolata da esseri sconosciuti e da cui gli uomini tornano mutilati richiama molto quanto visto in Hellraiser, sia a livello di concetto che visivamente.

Da quanto detto pare che quest’opera sia da bocciare completamente, ed invece no, perchè sebbene soffra di molteplici difetti, riesce comunque a creare un atmosfera notevole e, sopratutto, a imporsi con uno stile che, sebbene sia visibilmente acerbo, è comunque più personale di quello di molte opere tecnicamente migliori.

Zuccon è un regista le cui opere ora conosco bene, e so che in futuro è riuscito a superarsi creando film davvero validi, vedendo questo film, comunque, era già possibile inquadrarlo come diamante allo stato grezzo.

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