RECENSIONE “THE MUSEUM OF WONDERS”

Storie d’amore sensuali e ingannevoli si intrecciano all’interno del “Museo delle Meraviglie”, fra promesse tradite e sentimenti sbeffeggiati.  Scritto da Elio Mancuso e diretto da Domiziano Cristopharo, “Museum of Wonders” è una sorta di “Cabaret” alla Bob Fosse, ambientato, però, nel mondo del burlesque e dei freak shows. Ma è anche la naturale prosecuzione di quel discorso personalissimo che il regista aveva già cominciato col suo primo film “House of Flesh Mannequins”, quello cioè di aprirci ad una realtà solo in apparenza posticcia ma in verità più autentica del nostro mondo, dove cioè le parole sono soppesate con manichea attenzione e i sentimenti sono ancora una cosa seria. Forte di un soggetto narrativo più intrigante, poi, “Museum of Wonders” dimostra di aver una struttura più solida del precedente, comunque sorretta da una regia sapiente e suggestiva e non ci sarebbe da stupirsi, quindi, se il percorso di maturazione di Cristopharo continuasse anche nelle prossime pellicole. La strada sembra quella giusta, sia perché si ha l’impressione di avere qualcuno con le idee ben chiare, sia perché anche produttivamente sa guardare molto al di sopra del proprio ombelico. Continua la passerella dei cammei colti e citazionisti, mentre la luna “meliesiana” osserva con sguardo sornione e sorriso beffardo.

[ Di  Stefano Cavalli ]

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