INTERVISTA A DOMIZIANO CRISTOPHARO

Intervista di Non Solo G0r3 a Domiziano Cristopharo, uno dei registi più discussi del nostro panorama indipendente.

[Intervista di Stefano Cavalli ]

 

[S.C.] -L’impressione guardando i tuoi film (“House of Flesh Mannequins” e “Museum of Wonders” ndr.) è quella che tu voglia condurci in una riscoperta personale della storia del cinema, passando attraverso i grandi “illusionisti” della Settima Arte: da Meliès a Fellini. Quando e come hai capito che questa sarebbe stata la tua chiave di lettura per raccontare storie?

[D.C.] – Beh ho sempre amato il cinema fantastico e FANTASIOSO, nn prettamente horror: Melies e Fellini come dici tu… ma anche Polanski, Bob Fosse, Ken Russel… già da piccolo ero attratto da questi autori, quindi è normale che il loro mondo sia diventato col tempo anche il mio. Quando avevo 16 anni ho iniziato a lavorare per il teatro (scene, costumi e trucco), e devo dire che la mia chiave di lettura emozionale della messa in scena deve molto anche al palcoscenico e alle sue regole.

[S.C.] – Nel 1999 ti occupi della composizione delle musiche del corto di Chantal Ughi. Cosa puoi dirci a proposito di tale esperienza?

[D.C.] – La musica è un percorso che ho sempre portato avanti parallelamente alle attività teatrali o registiche… ma è più un hobby che una ambizione. Avevo già allora un gruppo elettronico sperimentale e mi vanto di aver inciso pezzi con artisti del calibro di Carla Boni, Diana Tejera o Barbara Eramo. Sul corto di Chantal, io ero il fotografo di scena… per un caso fortuito mi son ritrovato ad esserne anche il musicista! Quel corto, girato in 35mm vinse il Williamsburg Film Festival, NY e l’esperienza mi fece aprire un sacco gli occhi su cosa significa il lavoro di gruppo.
Ogni tanto, ancora oggi porto avanti il percorso musicale col regista Luciano Melchionna nel suo spettacolo ”Dignità autonome di prostituzione”

[S.C.] – Nel 2005 ha inizio ufficialmente anche la tua carriera di autore di effetti speciali e la collaborazione con Romano Scavolini, prima con il vol.1 “L’apocalisse delle scimmie” e poi con “Two Families”, con tra gli altri, rispettivamente, il mitico John Phillip Law e Franco Nero. Qualche ricordo dal set?

[D.C.] – Romano è una persona meravigliosa. E’ nata una collaborazione molto bella con lui. Dovevo fare qualche effetto e basta, lui mi volle sempre sul set… voleva che fossi sempre presente e così si sentiva libero di improvvisare… ogni tanto mi diceva “Domiziano, credi si possa fare questa cosa in 20 minuti?” e io “CERTO!”… a volte ero incosciente, accettavo sfide incredibili (trasformare il “colpo in testa” della sceneggiatura in uno “sgozzamento e castrazione” dell’ultimo minuto) ma mi son fatto in quattro per accontentarlo nelle idee più bislacche. Romano è un artista che ancora si perde nel suo sogno quando gira… una persona dalla cui umiltà c’è tanto da imparare e che ancora pensa che deve imparare a sua volta… se invece io ri-penso a certi miei “colleghi” che han la metà dei miei anni e si sentono già arrivati…bah.

[S.C.] – Quindi arriviamo alla tua partecipazione a “Il sole nero” (2007) del leggendario regista polacco Krzysztof Zanussi. Come vieni coinvolto nel progetto?

[D.C.] – Son stato chiamato dalla produzione perchè mi avevano visto lavorare su TWO FAMILIES… il SOLE NERO è stata una esperienza strana… utile, ma al contempo strana.
E anche li, l’umiltà dei grandi mi ha insegnato cosa è il rispetto di ogni piccolo ingranaggio, che sommato agli altri fa camminare la grande macchina del cinema.

[S.C.] – Il 2009 rappresenta, invece, l’anno  “magico”, quello cioè che oltre a vederti nuovamente nel campo degli effetti speciali con “Death of a Virgin” del CANADESE Joseph Tito, ti vede produttore, sceneggiatore e regista del tuo “primo” film “House of Flesh Mannequins”. Come hai reperito i fondi per un prodotto così bizzarro?

[D.C.] – Flesh lo ho proposto per vari anni in Italia… dal 2005. Ho trovato sempre porte in faccia, e chiuse in malo modo! Non volevo fare il regista… non avevo girato mai nemmeno un corto; cercavo solo un regista che volesse realizzare uno script in cui credevo molto… o una produzione. Alla fine quasi per gioco scrissi ad un omonimo (Domiziano Arcangeli) in USA, attore che voleva diventare produttore… e dopo 2 mesi avviammo le riprese.
Fu lui a dirmi: “giralo tu… perchè no… secondo me hai il carattere adatto per farlo”. E così feci.
Terminai le riprese a luglio, ad agosto mi rimboccai le maniche per preparare il film di J. Tito e a settembre partii per DEATH OF THE VIRGIN dove conobbi Maria Grazia Cucinotta. Realizzai gli effetti speciali ma poi decisero di trasformare il film in un Thriller anzichè horror e così gran parte del mio lavoro fu tagliato al montaggio.

[S.C.] – Il film è stato presentato in Italia, negli Stati Uniti (“Santa Fe Film Festival”) e in Australia (“A Night of Horror International Film Festival”) dove se non mi sbaglio ha anche ricevuto un premio e critiche molto favorevoli. Che impressione hai avuto riguardando il film con il pubblico?

[D.C.] – Santa Fe è un festival prestigiosissimo del cinema… non è affatto un festival dell’horror. Io rientravo nella categoria drammatici accanto ad un altro film Italiano: VINCERE di Bellocchio.
Qui a malapena ti invitano al “festival della porchetta”… e si danno pure tante arie. E’ stato bello essere in selezione a dei festival del cinema tanto importanti, accanto a titoli di grande budget e peso artistico… FLESH si è difeso bene.
Sydney lo abbiamo vinto come miglior film indipendente del 2010. Votati dal pubblico… non c’è soddisfazione migliore, no?

[S.C.] – Del 2010 è invece il tuo secondo film “Museum of Wonders” che ha mio modo di vedere rappresenta un’ulteriore scarto in termine di qualità. Ripercorrendo i corridoi già percorsi con “House of Flesh Mannequins” ho avuto l’impressione di una cura del taglio registico/scenico/fotografico ancora maggiore. Ma è anche sempre più spiccato il tuo gusto citazionista. Dicci al volo i nomi dei film “da vedere” per poter “leggere” Museum of Wonders.

[D.C.] – Ci han visto tante cose in tanti… a volte han fatto vedere anche a me cose che non avevo notato… cose che fan parte solo di un bagaglio culturale ben radicato nel mio inconscio. Personalmente, mentre lo giravo pensavo ai cartoni animati di betty boop, ai film di Resnais… molti notano la somiglianza col film FREAKS, ma io non li trovo così simili: MUSEUM parte da li, ma indaga esattamente il lato opposto dei temi che tocca freaks. Museum è principalmente una favola musicale nera, che fa pieno riferimento a CABARET di BOB fosse e alla SALOME’ di Oscar Wilde. Inoltre pochi han notato che Sebastian, nella casa dei manichini di carne, scendeva proprio nel MUSEUM OF WONDERS. In museum non solo ritroviamo gli stessi luoghi e gli stessi personaggi (il nano francese, sua moglie, il mangiaspade, il deforme, la donna barbuta) ma impariamo a conoscere quel luogo di sogno dove gli apparentemente  ”diversi” filosofeggiano su COSA è normale (o banale).

[S.C.] – Poe, Hyde’s e Roberta Gemma. Mistero, violenza e sesso. Elementi chiave del tuo cinema che, appunto, immagino ritroveremo nel tuo prossimo progetto: “Hyde’s Secret Nightmare”. Cosa puoi dirci a tal proposito?

[D.C.] – Roberta Gemma è indubbiamente la “gemma” dell’hard italiano. Chi meglio di lei in un porno horror? HYDE’S SECRET NIGHTMARE (leggi anche AIDS SECRET NIGHTMARE) usa il sesso come mezzo formativo. Tocchiamo temi di rottura e lo facciamo con violenza… viviamo in un mondo violento e malato… allora dobbiamo gridare il nostro messaggio, ed il messaggio è ironico ma chiaro: è pericoloso farlo senza…
La chiesa propone l’astinenza (altrui) io suggerisco di usare la testa e di godersi la vita che è breve.

[S.C.] – Mi lascio come una ultima domanda quella proprio su Poe e i suoi racconti che sono al centro dell’attesissimo “P.O.E. Poetry of Eerie”. Premesso che il film ha già ricevuto apprezzamenti da chi lo ha già visto, quello che mi ha colpito è stata la filosofia che sta alla base del progetto, il fatto cioè di essere riuscito a coinvolgere nel progetto numerosi registi dell’underground cinematografico (italiano e non solo). Qual’è lo “stato” del cinema indipendente in assoluto in base al tuo punto di vista e anche alla luce di tale esperienza?

[D.C.] – In base al mio personalissimo punto di vista siamo ancora lontano da una rinascita del cinema di genere. POE è una piccola isola in mezzo all’oceano… è stato frutto di sudore e stress… ma esiste… e in  questo oceano dimostra che l’unione fa la forza. Ma siamo pochi ancora… e siamo abbandonati… è una isola alla deriva che chissà dove approderà. Buffo che ci abbiano richiesto per l’anteprima mondiale a un festival importante come quello di Nizza, la FANTASTIQUE SEMAINE DU CINEMA… ed in Italia fingono di non sapere nulla di questo progetto… e magari è così… ma allora il problema resta lo stesso: se non ci si informa, se non ci si confronta con le realtà che abbiamo intorno ma si guarda solo dove ci fa comodo posare gli occhi le cose non cambieranno mai, non evolveranno MAI.

[S.C.] – Un saluto da parte di “Non Solo Gore” e un ringraziamento particolare per la tua disponibilità a questa intervista.

[D.C.] – Ma grazie a voi!

 

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