RECENSIONE “HOUSE OF FLESH MANNEQUINS”

La dichiarazione d’intenti sta tutta nell’intestazione posta prima del prologo: “These image, this film….is not just a movie”. Firmato Sarah Roeg. Ma chi è sta qui? Nei crediti si legge che il film stesso è tratto da una sua “novella” e quando scopriamo che è pure la coprotagonista, che si presenta come scrittrice di storielle per ragazzi, capiamo che il povero fotografo Sebastian è finito giusto giusto dentro uno dei suoi racconti per non dormire.

La firma vera, però, è di tale Domiziano Cristopharo che nel 2008, o giù di lì, è riuscito a raccimolare 50.000 $ (coproduzione americana) per mettere su questo curioso pastiche che tanto sarebbe piaciuto al primo John Waters, per quei personaggi di contorno cosi sopra le righe e per gli squallidi contesti in cui si muovono.

Il Nostro però sa il fatto suo e l’incipit è a dir poco grandioso: una puttana viene scaricata nei sobborghi romani e subito veniamo invitati a prendere il punto di vista (“alla Carpenter”) del cliente che l’avvicina. Lei gli dice di seguirla e un urlo fuori campo squarcia il cicaleccio della notte. Ma è tutto un sogno del protagonista che, subito dopo, troviamo chino a pregare di fronte ad un altare di immagini riflesse dal fascio luminoso di un proiettore su un telo malamente appeso. C’è bisogno d’altro per convincervi?

Insomma solida ma al tempo stesso suggestiva regia e sotto testi mica da ridere. Certo, poi il buon Domiziano se ne fotte dell’andamento narrativo e le digressioni dei protagonisti possono portare facilmente alla catalessi lo spettatore meno preparato. Ma qui siamo dalle parti del cinema indipendente (con la I maiuscola) che giustamente sceglie di fregarsene di quelli che sono i soliti paletti che impone l’industria e per questo, gli va dato atto, è davvero un bel lavoro. Perché ha il coraggio di andare in fondo alle proprie scelte senza censurarsi, anzi; sesso ben in vista (a tal proposito si segnala un cammeo da sturbo della pornostar Roberta Gemma) e violenza ai limiti dello snuff. Ben assortito l’ensemble di interpreti capitanati da Domiziano Arcangeli che, alla fine degli anni 80′, quando aveva appena 10 anni, fu al centro di polemiche per alcune foto che lo ritraevano, a cura di Helmut Newton. Il cerchio familiare poi si chiude con la presenza di Raffaela Baracchi, Miss Italia 1983, che proprio con Arcangeli aveva avuto una relazione e che, non a caso, qui interpreta “Il Passato” (!!!). Tra gli altri si segnala, naturalmente, Giovanni Lombardo Radice,protagonista di horror all’amatriciana come “Paura nella città dei morti viventi” di Fulci, “La casa sperduta nel parco” di Deodato e “Cannibal Ferox” di Lenzi (mica scherzi!), che qui fa il babbo in fin di vita dell’aspirante J.K.Rowling. Visto, premiato e apprezzato negli Stati Uniti, (in)giustamente ignorato in Italia.

[ Scritto da Stefano Cavalli ]

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