INTERVISTA AD ANTONIO ZANNONE

 [Di Marinella Landi]

Per Non solo G0r3 l’intervista ad Antonio Zannone, regista dell’ottimo “Bastard Serial Killer! Kill! Kill!” .

[M.L] – Ciao Antonio, grazie per esserti prestato. Allora, nel 2006 esordisci con “L’assassino del Diavolo” un horror/splatter, che ci puoi dire a riguardo?

[A.Z.] – Si tratta di un cortometraggio amatoriale di pochi minuti; è stato un primo esperimento di regia, infatti non mi sono impegnato a scrivere una vera sceneggiatura, ho seguito una scaletta annotata sulla mia moleskine. La storia è molto semplice: vediamo un serial killer che rapisce due ragazzi e li uccide, dopo una serie di crudeli torture. Non ho dato molta importanza alla trama, ho preferito fare pratica e divertirmi con gli effetti.

[M.L.] – Come sono stati fatti gli effetti speciali?

[A.Z.] – Ho usato lattice, sangue teatrale, interiora di maiale e altre schifezze. Mi sono preparato per un paio di mesi, ho fatto degli esperimenti su un manichino per imparare a usare il lattice.

[M.L.] – A distanza di due anni giri “Il sequestro e la rapina”, diverso rispetto al primo soprattutto nelle modalità e nelle atmosfere, come mai questo cambio?

[A.Z] – Come avrai notato, sono un tantino eclettico, mi piace variare. Con “Il Sequestro e la Rapina” volevo raccontare una storia violenta ispirata al genere poliziesco b-movie anni settanta; la sceneggiatura era buona, ma il corto non mi è venuto bene perché non ero ancora tecnicamente pronto. Girare qualche immagine con una piccola videocamera palmare e montarle con un software di montaggio qualsiasi è una cosa che oggi possono fare tutti, ma dirigere una troupe di venti persone non è una cosa semplice, bisogna per forza avere metodo, oltre che una conoscenza tecnica che puoi acquisire solo se studi o se fai pratica su un set di professionisti.

[M.L.] – Prosegui curando la regia di diversi video musicali e giri anche un altro corto “S. Balentino” che parla in chiave dark dell’amore, su questo cosa ci dici?

[A.Z.] – “S. Balentino” è stato il primo lavoro che mi hanno offerto dopo la scuola di cinema. Sono stato contattato dalla “Giovani Fautori production” una piccola casa di produzione di Salerno, la quale mi ha proposto di scrivere una sceneggiatura sul tema dell’amore, una favola per ragazzi interpretata da ragazzini delle medie. Mi sono ispirato a uno dei miei film preferiti “ The beautiful life” di Frank Capra. La storia parla di un bambino vivace che in seguito al trauma subìto a causa della morte del padre, si isola da tutti rifiutando l’affetto di amici e parenti. Un bel giorno il bambino si risveglia in una realtà parallela, un mondo asettico dove gli uomini non provano nessuna emozione, nessun tipo di sentimento. Per me è stata soprattutto un’esperienza di carattere formativo.

[M.L.] – Il tuo ultimo “Bastard serial killer! Kill! Kill!”, decisamente e ottimamente riuscito, una sorta di ritorno alle origini per questo lavoro, com’è nata la sua storia?

[A.Z.] – Tutto nasce da un soggetto di quattro pagine: “Gli psicotici” . Il soggetto parla di due rapinatori, due assassini psicotici che evadono da un O.p.g. con lo scopo di recuperare un bottino di quattro milioni di euro ( frutto di una precedente rapina finita male) che avevano nascosto in una campagna prima dell’arresto. 

È un viaggio psichedelico di due schizzati ancora sotto l’ effetto di psicofarmaci che a un certo punto si perdono e finiscono vittime di una famiglia di cannibali.

Partendo da questa idea, sono arrivato alla stesura definitiva di “Bastard Serial Killer! Kill! Kill!” Ho voluto raccontare una storia in cui si sarebbero dovute intrecciare le vicende di diverse tipologie  di serial killer, il tutto in un contesto rurale. Una storia di emarginati, di reietti, una storia in cui non ci fossero vittime innocenti, nè eroi. Allo stesso tempo, senza rischiare di cadere nel patetico o nello scontato, ho cercato di denunciare le schifose condizioni in cui si vengono a trovare i pazienti degli O.p.g. (queste strutture fatiscenti e decadenti il cui scopo è quello di nascondere dei soggetti che la gente comune non vuole vedere piuttosto che curare) mostrando dei flash back veloci in cui “Vampa”,il protagonista del film , viene torturato da due infermieri sul letto di contenzione. Con questo film sono andato a colpire con durezza quei valori classici imposti dalle “finzioni sociali” tanto cari alla borghesia comune: la famiglia, la religione, il pudore. La mia intenzione era quella di mostrare il corpo come strumento di dolore o di piacere a prescindere dai legami di sangue. L’incesto è ciò che più disgusta: quando nel film si parla dell’amore tra madre e figlio, amore che genera la nascita di un mostro, la gente comune prova disagio, fastidio, paura. I contenuti del film spaventano più delle immagini splatter.

[M.L.] – Ti sei ispirato a qualcuno o qualcosa in particolare dal momento che riporta molto ad altri colleghi di genere?

[A.Z.] – Mi sono ispirato a tutto il cinema b-movie anni sessanta, settanta e ottanta. Il titolo è un omaggio a “Faster, Pussycat! Kill! Kill!” di Russ Meyer. Ho cercato di trarre ispirazione sia da quella tipologia di film horror la cui trama si svolge all’interno della tipica casa abitata da una famiglia di psicotici (“The Texas Chain Saw Massacre”) sia da quel genere poliziesco all’italiana (“Cani arrabbiati” di Mario Bava)

Nei film dell’orrore ambientati nelle case, le vittime sono quasi sempre dei bravi ragazzi che, si perdono durante una gita in un piacevole pomeriggio di primavera. Questo rende abbastanza prevedibile il finale e rende angosciante il contrasto fra vittima e carnefice. In questi film c’è sempre uno scontro fra bene e male; io ho eliminato la lotta fra i primi due, introducendo quella fra le diverse forme di male.

In poche parole ho cercato di ricreare la stessa situazione: la casa abitata dalla famiglia di psicotici assassini e cannibali, solo che dentro ci ho fatto finire due bastardi alla “ Cani arrabbiati” così da rendere lo scontro tra vittime e carnefici più dinamico, più equilibrato.

Ci sono anche degli omaggi al cinema cannibal di Deodato e Lenzi: in una delle scene finali vediamo “Attila” che scava una buca per seppellire la mano di Probo, e alle spalle abbiamo una fitta boscaglia, scenario che richiama quel tipo di ambientazioni.

Le scene splatter e la deorbitazione di “Vampa”sono un chiaro riferimento al cinema di Lucio Fulci.

[M.L ] – Come ti sei trovato a girare e in quanto tempo è stato girato?

[A.Z.] – Abbiamo girato gli interni in un ex struttura carceraria di epoca risorgimentale, un luogo abbastanza spettrale. Abbiamo lavorato per sei giorni dalle otto del mattino fino alle tre di notte, è stato un lavoro duro e impegnativo e, se sono riuscito a realizzarlo in cosi poco tempo, lo devo ai professionisti che hanno lavorato con me, lo devo al loro impegno e alla loro disponibilità.

[M.L.] – Avrà una distribuzione o sarà limitato alla visione nei festival?

[A.Z.] – Per ora sta girando solo per i festival.

[M.L.] – A parte la collaborazione con Lorenzo Cammisa e i F.lli Capasso, hai già in progetto qualche altro lavoro?

[A.Z.] – Nulla di sicuro, per il momento se ne è solo parlato, ma nei prossimi mesi mi piacerebbe girare un corto ancora in collaborazione con l’apc prod. dei fratelli Capasso. Lavorerò ancora con i “Bufalo Kill” per la realizzazione di un nuovo video clip. Nel frattempo sto scrivendo molto, ho tante idee e vorrei realizzare un lungometraggio. In cantiere ci sarebbe anche l’idea di trasformare “Bastard serial killer!kill!kill!” in un lungometraggio, ho gia pronta la sceneggiatura di novanta pagine, ma manca la cosa fondamentale: il budget. Vedremo, per ora vado in giro per i festival a promuovere il corto.

[M.L.] – Come lo vedi il cinema indipendente in Italia?

[A.Z.] – Seguo molto il cinema indipendente, lo trovo più stimolante, forse perché è un cinema libero da  certi meccanismi che limitano la creatività degli artisti. Ultimamente ho visto “Eaters” di Marco Ristori e Luca Boni, l’ho trovato davvero un bel film, ironico e splatter come piace a me. Poi c’è “Inglorius Huntez” di Luca Baggiarini che è diventata ufficialmente la mia serie indipendente preferita.

[M.L.] – Vuoi aggiungere qualcosa per gli amici di Non solo G0r3?

[A.Z.] – Grazie a tutti per il supporto, spero che il mio lavoro sia gradito; in ogni caso, continuate a seguire il cinema indipendente.


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