RECENSIONE “CARILLON”

Carillon” del 2006 della durata di 10 min. ca. Il corto inizia con una carrellata di fotografie di una coppia felice, un pacchetto regalo e la protagonista – Francesca Ranieri – che si prepara per incontrare il suo amato – Antonio Lombardi -. Nella scena successiva ci si trova immediatamente spiazzati, quando lei, mentre fa per andare in contro all’uomo lo vede che abbraccia e bacia un’altra. La disperazione di lei da inizio ad un breve ma intenso viaggio che cavalca il mito per eccellenza…una leggenda immortale. Uno strano individuo – sempre interpretato da Cancila – si parerà davanti agli occhi di lei. Affascinante e cupo il loro incontro che finirà con due canini ben appuntiti e mortali conficcati nel collo della giovane. La scena si sposta nell’appartamento del giovane e l’epilogo ci svela un suo lato non proprio umano che finirà di nutrirsi del sangue di lei, nel frattempo giunta nell’appartamento sotto forma di non morta…

Senza dubbio un lavoro migliore del precedente Toby Myror. La fotografia è buona in tutto il film e si adatta bene alla storia, ai personaggi e agli ambienti, specie quello che porta la protagonista e il vampiro all’incontro, questa scena a mio parere esprime tutto quello che c’è da esprimere, dalla disperazione e la curiosità di lei, alla sensualità e l’ambiguità di lui, il tutto avvolto da un “nero” misterioso e spesso. Azzeccata anche la mancanza di dialoghi sostituita molto bene da musiche cupe e morbose in certi momenti. Non per questo privo di difetti o piccole parti “stonate”, ma nell’insieme coinvolgente. Una cosa che non riesco ancora a definire se mi sia piaiuta o meno è il trucco da non morta di Francesca Ranieri, sicuramente ben fatto ma non del tutto convincente, soprattutto nella parte dedicata al petto e al volto, buoni invece gli altri effetti speciali di trucco. 

Qui, con forse un pelo in più di esperienza, anche da aparte di Antonio Lombardi, già precedentemente in Toby Myror e qui a livello espressivo, il lavoro risulta più piacevole e senza particolari forzature. Estremamente forte la personalità di “Aria” , il vampiro che quasi toglie tutto al resto nonosante compaia in una sola scena e per pochi minuti rispetto all’intera durata. Forse un pregio o forse un difetto in quanto a rimanere impressa dovrebbe essere l’intera storia e non solo un pezzetto di essa. Un lavoro che non raggiunge la perfezione in più angolazioni, ma non per questo malvagio o mal fatto, anzi, come dicevo prima, un lavoro apprezzabile e di buon impatto.

[ Marinella L.]

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