RECENSIONE “EATERS”

E’ davvero un piacere parlare di questo film tanto atteso e di cui tanto si è parlato e tanto si parla ancora. Produzione interamente italiana e indipendente che ha dato vita ad un piccolo grande capolavoro di genere.

Ci troviamo davanti ad uno zombie movie che potrebbe facilmente essere accostato ad altri colleghi per via della trama: il mondo invaso da non morti affamati di carne umana. Eppure Eaters, per quanto mi riguarda, ha una sua personalità che mantiene forte dall’inizio alla fine, una personalità che lo sveste da ogni rimando – a parte forse per un paio di scene – e lo rende un film a se. Nonostante la storia , i protagonisti cacciatori di zombie, carne morta, sangue e una dose non indifferente di follia, tratti somatici molto simili se non addirittura identici a tutte le altre trame, Eaters riesce ad essere diverso ed è questa la cosa che mi ha maggiormente colpita e ho apprezzato. Pregio assoluto è senza dubbio la fotografia – curata da Paco Ferrari – cupa e molto post apocalittica che regala al film un fascino indubbio.

Eaters nella sua bellezza non è perfetto, ma non sono certo un paio di difettucci a rovinarne il contenuto o la riuscita. Ma cominciamo dall’inizio di questa truculenta storia di morti….

Scene quindi post apocalittiche a fare da sfondo alla storia di questi due cacciatori di non morti, Igor – Alex Lucchesi – personaggio ormai cult per il classico approccio a muso duro e il suo fare da eroe buono, incazzato e spaccaculi col quale si propone e Alen – Guglielmo Favilla – compagno decisamente più calmo e tranquillo, ma non per questo meno letale. Un duo che dopo anni di lavoro insieme troviamo nuovamente forte ed affiatato in una performance degna e ben supportata. Due uomini quindi che si trovano non solo a dover sopravvivere, ma anche a dover catturare dei non morti “vivi” per aiutare il folle dottore Gyno – Claudio Marmugi – nei suoi esperimenti. La storia parte quasi in sordina per poi svilupparsi in maniera completa ed interessante passando per diverse situazioni e bizzarri personaggi, dagli esaltati neo-nazisti capitanati da un fuhrer in miniatura interpretato da Fabiano Lioi – sul quale non sarebbe stato male soffermarsi maggiormente – un pittore stralunato, Caravaggio, che dipinge morti e l’untore – un sempre in forma Steve Sylvester – personaggio al quale si attribuisce il male che ha distrutto l’umanità e che poi si scoprirà in realtà essere solo un pazzo cannibale. Eaters è comunque una storia nella storia partendo dapprima da una grave epidemia che ne uccide il genere femminile per la quale vengono condotti degli esperimenti che daranno seguito vita alla storia fatta e finita rendendolo a tutti gli effetti uno zombie movie. Il film è senza dubbio curato sotto tutti i punti di vista e un altro ottimo risultato lo si ritrova negli effetti speciali e di trucco dei non morti, efficace e molto ben fatto curato dal team composto da: David Bracci, Enrico Galli, Gustavo Melella e Carlo Diamantini. Anche le musiche, collocate a dovere, rendono appieno lo sviluppo di questo film che scorre liscio ed inesorabile fino al suo epilogo. Scene ed inquadrature di forte impatto ci accompagnano nel viaggio di questi due cacciatori, passando per situazioni e posti fatiscenti nel quale troveranno infine, forse, una speranza…

I tasti dolenti di questo road movie alla carne non mancano, ma come dicevo prima, non ledono e si riducono ad un paio di esplosioni digitali e una scena tra uno zombie e Igor, queste le uniche pecche che mi sono ritrovata a notare in questo film. Che si dica quindi quello che si ha più voglia, ma questo film merita davvero in quanto portato avanti in maniera indipendente con tutte le problematiche del caso ottenendo un risultato a dir poco sorprendente. Questi due giovani registi hanno dimostrato senza sfigurare una notevole professionalità e capacità senza dubbio indiscutibili e questo verrà sicuramente riconosciuto perchè questo duo è riuscito in un’impresa ardua a tirare fuori un film con i controcazzi che nulla ha da invidiare a nessuno. Eaters è un film che consiglio vivamente agli appassionati non solo di genere. Per quanto riguarda gli scettici, e ce ne sono parecchi, lo consiglio con maggior entusiasmo perché si possa arrivare a capire che i buoni prodotti non sono solo figli di grandi distribuzioni e produzioni milionarie, ma anche che in un piccolo, grande e controverso universo come l’indie Italiano si possono, a fatica e questo non lo si nega, confezionare dei lavori di tutto e totale rispetto!

[ Marinella L.]

 


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